Anche io avevo ricevuto un’elemosina…

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Come è concreto il Signore. Di fronte alle resistenze e alla fatica di credere dei suoi discepoli mostra le sue mani e i suoi piedi. Non mostra la sua maestà divina ma la semplicità delle mani e dei piedi. Gesù è risorto, ha vinto per sempre la morte ma porta con sé in eterno il prezzo del riscatto. È il risorto, ma rimangono impressi nel suo corpo luminoso i segni del crocefisso. Le mani e i piedi forati diventano testimoni della sua identità, la conferma che è Lui, il Signore. Ora sappiamo dove incontrare il Risorto, lo possiamo toccare e mangiare con lui una porzione di pesce arrostito. La maestà del Cristo è ascesa al cielo e siede alla destra del Padre ma quelle mani, quei piedi rimangono sempre con noi, fino alla fine dei tempi. Mi ha colpito un racconto di I. Turgheniev che ho trovato in un vecchio libro dal titolo Poesie in prosa e che esprime con una disarmante semplicità la verità poc’anzi esplicitata.

elemosina“Passeggiavo per la via. Un mendicante, un vecchio cencioso, mi fermò. Aveva gli occhi infiammati, lacrimosi, le labbra violacee, le vesti a brandelli, e mostrava piaghe ripugnanti. Oh, come la miseria aveva laidamente conciato quell’essere infelice! Mi stese la mano rossa, gonfia, sudicia. Con un gesto mi chiese soccorso. Mi frugai per tutte le tasche. Non avevo né il portamonete, né l’orologio, neppure il fazzoletto; non avevo proprio nulla indosso. E il mendicante se ne stava sempre lì, in attesa. Tendeva la mano ed era scosso da un fremito lieve. Turbato, confuso, afferrai vigorosamente quella mano lurida e tremante: «Abbia pazienza, fratello, non ho niente». Il mendicante mi guardò coi suoi occhi infiammati; le sue labbra violacee si schiusero e sorrisero, e mi strinse a sua volta le gelide dita. «Che importa, fratello! », mormorò, «grazie lo stesso. Anche questa è un’elemosina! ». Compresi che avevo ricevuto anch’io un’elemosina da quel mio fratello”. Gesù non mostra la sua maestà divina ma la semplicità delle mani e dei piedi.