Commento al Vangelo del giorno: 01 Febbraio 2017 – Liberi come i pastori…

Il Vangelo di oggi: Mc 6,1-6

Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Commento al Vangelo del giorno:

Talvolta siamo tribolati nell’animo e nel corpo: sono prove che possono servire a correggerci dai nostri errori: «È per la vostra correzione che voi soffrite!» (Eb 12,7). Dovremmo comprendere che cosa vuole dirci il Signore e non perderci d’animo, poiché «insieme con la tentazione, ci darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere» (cf1Cor 10,13).

Per cogliere la novità di Dio, la giovinezza del suo volto bisogna andare oltre i nostri schemi, i rigidi steccati dove lo abbiamo rinchiuso, i bozzoli concettuali dove lo abbiamo ingabbiato. I concittadini, e gli stessi parenti di Gesù non hanno saputo andare oltre i loro preconcetti, non hanno colto, nel figlio del falegname, la presenza di Dio, la novità sorprendente dell’Altissimo che aveva posto la sua tenda in mezzo a loro. Mentre i pastori, liberi da ogni pregiudizio, hanno visto nel bimbo di Betlemme il salvatore, gli abitanti di Nazareth si sono lasciati ingannare dalla famigliarità di Gesù, dal fatto che l’avevano visto crescere e lavorare in mezzo a loro. Un Dio troppo vicino per essere vero, per riconoscerlo, per intravedere in quell’uomo dal volto “di sempre” l’arcana presenza della divinità. A volte, anche nella nostra vita lo scenario è simile. Dio si rende presente nei Sacramenti, nella sua Parola, si cela nel volto dei poveri e dei sofferenti ma non sappiamo riconoscerlo, facciamo fatica ad accettarlo, lo releghiamo ai margini della nostra esistenza, sul ciglio del precipizio della nostra autosufficienza e presunzione. Questo brano, quindi, è un invito a chiedere a Gesù la grazia di saperlo riconoscere, ascoltare e seguire; la nostra vita infatti non può essere la stessa dopo il suo passaggio nella nostra anima. Lui sta lì, bussa alla porta: apriamogli la porta del nostro cuore. Seguiamo l’esortazione di San Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo Signore”.

don Luciano Vitton Mea