Commento al Vangelo del giorno – 02 Giugno – Hai detto bene, Maestro

Il Vangelo di oggi: Mc 12, 28-34

scribi e fariseiIn quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Commento al Vangelo del giorno:

Nella sua prima enciclica Dio è amore, Benedetto XVI scrive: «Siccome Dio ci ha amati per primo (cf 1Gv 4,10), l’amore adesso non è più solo un “comandamento”, ma è la risposta al dono dell’Amore, con il quale Dio ci viene incontro. L’amore è possibile e noi siamo in grado di praticarlo perché creati ad immagine di Dio. Chi va verso Dio non si allontana dagli uomini, ma si rende ad essi veramente vicino».

Le parole di Gesù che oggi leggiamo ci richiamano una preghiera antica, contenuta nel Libro del Deuteronomio, che ogni buon ebreo doveva recitare due volte al giorno, la mattina e la sera. È la preghiera conosciuta come “Shemà” o “Shemà Israel” e così dice: “Ascolta Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno. Benedetto il nome del Suo glorioso regno per sempre, eternamente. E amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue facoltà. Siano queste parole che Io ti comando oggi, impresse nel tuo cuore. Le inculcherai ai tuoi figli, parlerai di esse stando in casa e andando per la via, coricandoti e alzandoti. Le legherai come segno sulla tua mano, e siano sulla tua fronte, fra i tuoi occhi. Le scriverai sugli stipiti della porta della tua casa e della tua città”. La preghiera nasce dal comandamento più faticoso: quello dell’ascolto. È facile, infatti, parlare, comunicare, ma per ascoltare soprattutto la parola di Dio bisogna fermarsi, essere umili, lasciarsi provocare (e a volte ferire), confrontarsi. Perché “ascoltare” è sinonimo di “rigenerare”. E qui emergono due verità che troppo spesso diamo per scontato. La prima è che anche per amare “con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” bisogna ascoltare. L’amore non è una cosa spontaneacome noi oggi la intendiamo. L’amore è impegno della volontà umana che sposa quella divina. La seconda verità è che non si può amare Dio senza amare il prossimo e viceversa. Mi sembra che tutto torni, come la prova del nove: l’amore scaturisce dal cuore di Dio e di conseguenza si riversa nel cuore del prossimo. Ogni forma di amore deve rifarsi a questa. Allora “non siamo lontani dal regno di Dio”.