Commento al Vangelo del giorno – 02 Maggio – egli darà testimonianza di me

Il Vangelo di oggi: Gv 15,26-16-4

amore-interioreIn quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

Commento al Vangelo del giorno:

Fra le donne che ascoltavano Paolo lungo il fiume, a Filippi, c’era Lidia, tutta orecchi, perché Dio le aveva aperto il cuore. Nel suo cuore è dunque avvenuto ciò che rimane inspiegabile: la conversione, la vocazione. La grazia, infatti, è un dono gratuito e libero da parte di Dio. Sant’Agostino dice che Dio parla nell’intimo a coloro che gli fanno posto nella propria vita.

«Viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio»: parole forti, perché non rimandano solo alle persecuzioni che i primi cristiani subirono da parte degli ebrei, ma a “chiunque” usa la violenza per dare onore a Dio. Potrebbe essere interessante ripercorrere la storia dell’umanità per scoprire quante volte gli uomini hanno ucciso in nome di Dio. E’ ciò che ha fatto Papa Giovanni Paolo II quando, durante il Giubileo, ha chiesto perdono per tutte le volte in cui uomini di Chiesa hanno utilizzato la violenza e la spada, invece dell’amore, per convertire al Vangelo. Le parole di Gesù denunciano una tentazione sottile, che può raggiungere anche noi, nella nostra vita di tutti i giorni. Noi possiamo conoscere con certezza la verità su Dio e su ciò che lui desidera dagli uomini a partire dalla rivelazione divina e dall’insegnamento della Chiesa, ma possiamo alle volte fare uso cattivo e parziale delle nostre certezze per relazionarci in modo sbagliato con altri che non la pensano o non sono come noi. Certo, in quei momenti non uccidiamo nessuno fisicamente, ma i nostri giudizi possono impedirci di capire e trattare l’altro come veramente è. Possiamo correre il rischio di affibbiargli delle etichette (“è uno che bestemmia sempre”, “è un divorziato”, “sono due conviventi”, “è omosessuale”) che creano tra noi una distanza incolmabile. Se, quindi, ci rendiamo conto di giudicare le persone a partire dall’idea che noi abbiamo di Dio e del suo progetto sul mondo, dovremmo fermarci e porci una semplice domanda: “quale è il volto del mio Dio?” Questo non è chiamare bene il male, ma capire che Dio è innanzitutto amore e misericordia. Forse scopriremo che il “mio Dio” non è il Padre di cui Gesù ha parlato.