Commento al Vangelo del giorno: 03 Febbraio 2017 – Non uccidere la coscienza

il Vangelo di oggi: Mc 6,14-29

Il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui». Altri invece dicevano: «È Elia»; altri dicevano ancora: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato! ». Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva.

Commento al Vangelo del giorno:

L’amore fraterno è un caposaldo della fede cristiana, poiché Gesù stesso ci ha detto di amarci gli uni gli altri come lui ha amato noi (cf Gv 13,34). San Paolo lo ricorda ancora a tutti i fedeli: “Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno” (Rm 12,10), e l’apostolo Pietro dice di unire “alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità” (2Pt 1,7).

Erode non può mettere a tacere la sua coscienza. Le sue mani sono macchiate del sangue del Battista, e la persona di Gesù gli rammenta immediatamente la figura di Giovanni. Lo fece uccidere perché si era lasciato trascinare dalla passione. Anche se ad architettare questo delitto era stata Erodìade, sua moglie, in fondo anche lui era infastidito dalle accuse di Giovanni, che gli rinfacciava il suo adulterio. Questo episodio è il simbolo di una lotta interiore che tutti combattiamo. Il nostro egoismo ci spinge al male, mentre la grazia ci spinge al bene. Dio ci ha dotati di una formidabile arma nella nostra lotta per il bene. Si tratta della coscienza, che il Vaticano II definisce “voce di Dio” nel sacrario interiore della nostra anima. È un po’ come un “sesto senso” che ci consente di distinguere tra il bene e il male. Anche se tentiamo di giustificare noi stessi quando pecchiamo, c’è qualcosa che ci dice che quello che abbiamo fatto non va bene. Ma l’uomo è libero, e a forza di restare sordo alla voce della coscienza, finisce col soffocarla e sopprimerla. La coscienza è la bussola che ci porta alla grazia di Dio, se la perdiamo, andiamo alla deriva in mezzo alle insinuazioni del mondo: il piacere, il denaro, il potere. Sono le sirene che attraggono tutti noi, e che vogliono allontanarci dalla rotta che ci guida verso il porto sicuro del cielo. Ogni volta che optiamo per il male, facciamo un altro passo verso gli scogli che possono distruggere la nostra barca. Ogni volta che scegliamo il bene, raddrizziamo la rotta verso Dio. La grazia di Dio non ci mancherà mai; non smettiamo però neppure di chiederla, per vivere con coerenza la nostra vita cristiana.