Commento al Vangelo del giorno – 03 Giugno – in cerca di quella pecora perduta

il Vangelo di oggi: Lc 15, 3-7

gesu e le sue pecoreIn quel tempo, Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».

Commento al Vangelo del giorno:

Il Signore ci invita alla sua gioia, poiché con la sua passione e risurrezione ha aperto la via al cielo anche per coloro che si sentivano lontani da Dio e senza speranza. Il Signore è il buon pastore che ci viene a cercare quando vaghiamo senza meta, quando ci sentiamo perduti. Il suo cuore è la dimora di pace che abbiamo sempre cercato, è la gioia senza fine a cui abbiamo sempre anelato.

E’ un modo comune di dire. Mia mamma lo usava spesso: “quell’uomo ha un cuore buono” oppure: “quell’uomo ha un cuore che non è suo” per indicarne la generosità. Alcune volte lo diceva anche a me: “hai un cuore buono, Luciano, cerca di conservarlo”. Nel linguaggio biblico il cuore non è solo il luogo dei sentimenti ma anche quello della volontà e delle decisioni; è dal cuore degli uomini, ci ricorda Gesù, che partono tutte le cattive intenzioni.
Pascal, un noto filosofo francese, osservava: “il cuore è il luogo naturale della verità”. Pensando al cuore degli uomini non posso che pensare che al cuore di Cristo. Gesù aveva un cuore buono, così grande che ha abbracciato tutte le miserie degli uomini. Dovrebbe essere naturale per ogni cristiano essere devoti al Sacro Cuore di Gesù. Coloro che relegano la devozione al Sacro Cuore in una sfera pietistica, sdolcinata, vagamente melensa, da beghine, insomma, non hanno capito niente di essa. Tale devozione sottintende una forte spiritualità. Karl Rahner, un famosissimo teologo tedesco, sembra avere le idee molto chiare al riguardo: “Questa devozione ci dice che l’amore è il fondamento della nostra esistenza. Quando diciamo “cuore”, diciamo centro, fondo, origine, quell’unità originaria precedente ad ogni molteplicità, che dà ad ogni esistenza uno scopo e una mutua relazione”.
L’abate Pampone (eremita a Nitria, si contraddistinse in particolare per la sua estrema povertà e il suo grande amore per il silenzio. Conosceva Antonio il grande.) diceva: “Se hai cuore, puoi salvarti”. L’abate Pampone ci indica con estrema chiarezza che il punto essenziale della spiritualità consiste nell’avere un cuore. Un cuore capace di comprendere le altrui miserie, che si lascia colpire, in grado di abbracciare, che prova dei sentimenti. Solo se contempliamo il crocefisso, quel petto squarciato, cominciamo a capire qualcosa dell’amore di Dio, della sua infinita grandezza, della sua paterna compassione. Il mese di Giugno è dedicato al Sacro Cuore e il nostro piccolo settimanale da sempre è stato posto sotto la sua protezione. Facciamo nostro il monito di Pampone: “se hai cuore, puoi salvarti”.