Commento al Vangelo del giorno – 03 Luglio – lavori nella sua messe.

Il Vangelo di oggi: Lc 10,1-9

operai nelle messeIn quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Commento al Vangelo del giorno:

La grazia di Gesù è l’amore, la benevolenza, la misericordia che egli riversa nei nostri cuori. È in questo amore che dobbiamo vivere ogni giorno per testimoniarlo a nostra volta in famiglia, nel lavoro, in ogni ambiente di vita al quale siamo chiamati. È la grazia di Gesù che ci fa nuove creature e ci dona la forza di essere pazienti e perseveranti nella fede, nella speranza e nella carità.

Ma Tommaso era un santo? Non ci fosse la sua festa che viene celebrata oggi, ci sarebbe da dubitarne, stando almeno ai commentatori di quella pagina di Vangelo (Gv 20,19-31) che lo vede protagonista in negativo. Nel processo che tutti si sentono in diritto di imbastirgli contro, lo si accusa di diffidenza, realismo grossolano, incredulità ostinata, scetticismo. Io l’ho sempre difeso, anche perché mi riconosco facilmente in lui, nella sua lentezza a credere. Tommaso, se non altro, è stato leale. Ha puntato i piedi dicendo di voler vedere prima di credere. Noi, troppo spesso, pretendiamo di vedere dopo aver creduto (o dopo aver detto di credere). Come a dire: prima ci fidiamo a occhi chiusi, salvo poi a non lasciarci sfuggire nessuna occasione, anzi addirittura a inseguire anche quelle più remote, per controllare che non siamo stati ingannati. Un certo cristianesimo d’oggi, che ripete le tentazioni di Israele nel deserto (Massa e Meriba), pretendendo segni eccezionali, apparizioni a getto continuo, esigendo una strada spianata a colpi di miracoli, costringendo Dio a essere un facitore di prodigi spettacolari in continuazione, è il meno adatto a processare Tommaso. Lui ha avuto forti esitazioni prima. Poi, però, ha “inchiodato” la propria fede e il proprio amore al… pavimento su cui si è buttato in ginocchio. Noi opponiamo resistenze dopo. Ci riveliamo incapaci di fidarci di Dio, di vivere nell’ oscurità luminosa della fede. La nostra fede, così, appare spesso esitante, fragile, inconsistente, poco convinta e convincente, legata ai condizionamenti più diversi: emozioni, entusiasmi, delusioni, sentimenti, abitudini…Insomma, andiamoci adagio prima di puntare il dito accusatore contro Tommaso. Un minimo di onestà ci dovrebbe obbligare, prima, a esaminare seriamente, senza troppe indulgenze, lo stato di salute della nostra fede.