Commento al Vangelo del giorno – 03 Marzo – è giunto a voi il regno di Dio!

Il Vangelo di oggi: Lc 11, 14-23

Gesu-scaccia-i-demoniIn quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».

Commento al Vangelo di oggi:

È nell’oggi della nostra vita che possiamo incontrare il Signore, né ieri né domani, ma oggi, per questo la parola di Dio ci invita a non chiudere il cuore ai suoi insegnamenti: «Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore» (Sal 94). Questo tempo di cui disponiamo è un dono di Dio da far fruttificare secondo i suoi disegni e il suo amore.

Dire che “è per mezzo di Beelzebùl, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni” è come affermare che Gesù è un demone. Inaccettabile. Solo chi mette la malizia nei propri giudizi può condividere questo tipo di pensiero. Solo chi è superficiale si ferma a questo giudizio. È chiaro che Gesù, invece, ci chiede di andare oltre, fino ad arrivare al “dito di Dio”. Sì, il regno di Dio è in mezzo a noi, basta volerci entrare con rispetto ed umiltà, basta aprirci alla ricerca delle cose di Dio e vedremo i segni di Dio risplendere in ogni cosa. In passato si parlava del timor di Dio, oggi pochi lo conoscono ancora, eppure è un dono dello Spirito Santo. Il timore di Dio non è l’aver paura, ma il riconoscere che ci muoviamo in terra sacra. In merito, A. Hesche afferma che “il timore è l’intuizione della dignità di creature comuni a tutte le cose e del grande valore che esse hanno per Dio; è il riconoscere che le cose non sono soltanto quello che sono ma implicano anche, se pure alla lontana, qualcosa di assoluto. Il timore è percezione della trascendenza, percezione del fatto che tutto in ogni luogo si riferisce a colui che è al di là delle cose. Un’intuizione che si manifesta meglio negli atteggiamenti che nelle parole. Tanto più siamo desiderosi di esprimerlo, tanto meno vi riusciamo. Il significato del timore è di rendersi orizzonti vasti, che si estendono oltre il breve lasso di tempo di una vita individuale o perfino della vita di una nazione, di una generazione o di un’epoca. Il timore ci permette di percepire nel mondo le allusioni al divino, di sentire nelle piccole cose il principio di un significato infinito, di sentire ciò che è essenziale nel comune e nel semplice; di avvertire nel fluire del transitorio il silenzio dell’eternità”.