“Commento al Vangelo del giorno – 04 Aprile 2017 – Io sono… solo lui

Il Vangelo di oggi: Gv 8,21-30

Di nuovo Gesù disse loro: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Forse si ucciderà, dal momento che dice: Dove vado io, voi non potete venire?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che io sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che vi dico. Avrei molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto; ma colui che mi ha mandato è veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

Commento al Vnagelo del giorno:

Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che lo Sono (Gv 8,28).
Innalzato… (In figlio d’uomo, innocente, innalzato sul palo, come un ribelle tra ribelli; innalzato come il serpente di bronzo in un deserto abitato da increduli, così il Figlio di Dio è entrato nella nostra carne e ha portato salvezza. Così continua a entrare in questa nostra storia per essere il volto della misericordia di Dio. Riusciremo ad accorgerci della sua scomoda presenza e a guardare a lui?

“Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono”. Mi attira questa frase e, a pelle, penso subito a Gesù Crocifisso. Solo lui, che è parte dell’amore di Dio e che da Dio viene, poteva consegnarsi, patire così atrocemente per noi… ingrati, bestemmiatori, traditori, bugiardi… solo lui poteva morire consegnandoci Maria per madre, offrendo il paradiso al buon ladrone e pregando per il perdono di tutti “perché non sanno quello che fanno”. Ecco perché il centurione “vedendolo morire in quel modo, esclamò: Questi era davvero il Figlio di Dio!”. Capite? “Io sono” è questo: un amore alto, sconfinato, talmente grande e prezioso da non essere capito. E la sua vicenda diventa la nostra. Solo con lui alle spalle si arriva a comprendere come Monica, che oggi ha cinquantun anni, moglie e mamma, e che è stata provata più volte dalla sofferenza (a 37 anni, in seguito ad un incidente mentre sciava felice sulle sue montagne, vive l’esperienza del coma e ciò la rende fragile, costretta anche ad usare la carrozzina) possa affermare: “Mi facevo risuonare nel cuore le parole di Paolo: “Ora che sono uscita dal tunnel della sofferenza, so che Lui ha attraversato le burrasche con me, custodendo la mia vita e proteggendomi. So che queste sofferenze non le vuole per nessuno, ma ci sono. So anche che con Lui bisogna avere pazienza, ma sempre meno di quella che Lui ha per noi. La serenità della mia vita non è opera mia. Viene da Altro: dal Signore che mi custodisce ogni giorno. È Lui che mi dà la forza di affrontare la vita a viso aperto, per scoprire che dentro le burrasche sedate c’è la sua luce. Grandi cose ha fatto in me il Signore, artista insuperato nel trarre il bene dal male, la vita piena dalla disavventura. Da qui la mia gratitudine”.