Commento al Vangelo del giorno: 04 Giugno 2019 – Una comunione profonda con Dio

Il Vangelo di oggi: Vangelo Gv 17, 1-11:

 “Padre, glorifica il Figlio tuo”

tocco manoIn quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

Contemplo:

Essere figli di Dio:
Durante la nostra breve esistenza, la domanda che orienta gran parte del nostro comportamento è: “Chi siamo?”. Forse ci poniamo raramente questa domanda in modo formale, ma la viviamo molto concretamente nelle nostre decisioni di ogni giorno. Le tre risposte che generalmente diamo sono: “Siamo ciò che facciamo, siamo quel che gli altri dicono di noi, siamo ciò che abbiamo”, o, in altre parole: “Siamo il nostro successo, la nostra popolarità, il nostro potere”. E’ importante rendersi conto di una fragilità di un’esistenza che dipenda dal successo, dalla popolarità e dal potere. La sua fragilità deriva dal fatto che tutti e tre sono fattori esterni, che possiamo controllare in modo assai limitato. Perdere il lavoro, la fama o la ricchezza spesso dipende da eventi completamente al di là del nostro controllo; ma quando ne dipendiamo, ci siamo svenduti al mondo, perché siamo quel che il mondo ci dà. E la morte ci toglie tutto questo.L’affermazione finale diventa: “Quando siamo morti, siamo morti”, perché quando moriamo non possiamo fare nient’altro, la gente non parla più di noi e non abbiamo più nulla. Quando siamo quel che il mondo fa di noi, non possiamo essere dopo aver lasciato questo mondo. Gesù è venuto ad annunciarci che un’identità basata sul successo, sulla popolarità e sul potere è una falsa identità: è un’illusione! Egli dice alto e forte: “Non siete quel che il mondo fa di voi, ma siete figli di Dio”.

Commento al Vangelo del giorno:

“Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te.”
“Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.”
Tra i due lunghi discorsi dell’addio e il racconto della passione, Giovanni inserisce una solenne preghiera di Gesù al Padre: questa preghiera è stata chiamata “sacerdotale” perché presenta Gesù come il sommo sacerdote che intercede per i suoi fratelli. Oggi inizia il primo grande momento di questa preghiera, che svela l’intima e profonda relazione che lega Gesù al Padre: è un’umanità filiale che commuove. Gesù chiede al Padre la glorificazione cioè la rivelazione della sua divinità che si svelerà proprio nell’evento pasquale, con la sua passione, morte e risurrezione. La vita eterna che Gesù vuole donare a tutti gli uomini è proprio questa conoscenza, intesa in senso biblico, come comunione vitale, intima, profonda con Dio attraverso di lui.