Commento al Vangelo del giorno: 04 Novembre 2019 – Un gesto dal sapore antico

Il Vangelo di oggi: Lc 14,12- 14:

Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti.

pranzare con gesuIn quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Contemplo:

Quello di prima:
E’ giusto sognare e lavorare per un mondo nuovo, ma senza cambiare noi stessi, senza rinnovare noi stessi, il mondo rimarrà quello di prima. “Il lupo dimorerà insieme all’agnello” (Is 6,8). Parole che riguardano certamente, nella loro pienezza, il mondo futuro. Ma, d’altro canto, parole che non possono essere rimandate totalmente al mondo futuro, se non si vuole fare della religione l’oppio dei popoli. Parole, dunque che prefigurano assetti nuovi, dove la giustizia viene fatta anche ai poveri, dove essere diversi non è un attentato, ma una ricchezza, dove a rapporti di diffidenza sottentrano parole di fiducia, dove ha fine lo spadroneggiare impunito dell’ingiustizia, dove ha fine il saccheggio. Un corso nuovo, una via nuova, una strada nuova.

Commento al Vangelo del giorno:

L’invito: un gesto dal sapore antico, famigliare, che riaccendere nella nostra mente il calore di un focolare, il sorriso di volti che portiamo impressi nel cuore. Esortandoci ad invitare i poveri, gli storpi, i cechi Gesù vuole darci una nuova famiglia, ci vuole rendere amabile e piacevole la compagnia di persone che noi non vogliamo accettare, che preferiremmo mantenere ai margini della nostra vita, sulla soglia della nostra casa. Io ho paura dei poveri perché rappresentano Dio e quando Dio entra nella mia casa diventa Lui il padrone, Colui che detta i tempi delle mie giornate, che invade anche gli angoli più riservati, più nascosti della mia vita. Il campanello che suona, l’ammalato da visitare, una persona da ascoltare, un forestiero che mi offre gli accendini da comperare: è sempre Lui che mi viene a trovare, che scuote il mio torpore, che diventa ospite del lento scorrere delle mie giornate. Ma una volta che la porta si apre quel campanello, quel gemito di sofferenza, il volto che viene da un paese lontano diventano il sale quotidiano della vita, il significato profondo di ogni esistenza.