Commento al Vangelo del giorno – 05 Marzo – Due uomini salirono al tempio.

Il Vangelo di oggi: Lc 18, 9-14

FARISEO_E_PUBLICANOIn quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Commento al Vangelo di oggi:

Due uomini salgono al tempio, uno è in prima fila, sicuro di sé, dall’aria soddisfatta. L’altro, dal portamento affranto, se ne sta in un canto e non alza lo sguardo. Forse al nostro giudizio umano ammiriamo il primo e non degniamo di uno sguardo il secondo. Gesù, che guarda nei cuori, ci racconta che è il secondo a essere gradito a Dio per le sue parole: «O Dio, abbi pietà di me peccatore».

Sia il fariseo che il pubblicano vanno a pregare nel tempio. Bellissima cosa che dovrebbe unire, creare comunione tra i due protagonisti del racconto nonostante le loro diversità, invece la presunzione gioca brutti scherzi, facendo dimenticare al giusto pubblicano (pio, non adultero, osservante del digiuno non evasore delle tasse) che Dio guarda con preferenza ai poveri e agli umili. Non basta pregare. Pierre-Marie Delfieux afferma che “è importante pregare come un povero. Il fariseo pregava come uno contento di sé e il pubblicano pregava umilmente come un povero….La preghiera del povero va dalla sua bocca agli orecchi di Dio. …Dio non si può raggiungere. Si può solamente ricevere. Non saremmo capaci di salire fino a Lui. Ma possiamo accoglierlo in noi. Bisogna dunque aprirsi, aderire, convertirsi, abbassarsi… Con le mani vuote perché possa riempirle e il cuore disponibile perché possa colmarlo … Beati noi se sentiamo che la nostra preghiera è povera. Essa sale nel più alto dei cieli e fa già scendere qualcosa del regno di dio nel più profondo della nostra anima. È importante pregare come un bambino da amare e soddisfare… come il Figlio del Padre. Come un neonato … con una piena fiducia filiale, sicuri dell’amore del Padre, con una grande tenerezza in fondo al cuore … Perché ha per noi la tenerezza di una madre nei confronti di un bambino che consola appoggiandolo alla sua guancia. È importante pregare nel segreto significa pregare nell’autenticità. L’importante non è che le nostre devozioni siano viste, ma che la nostra preghiera sia vissuta… Prima di tutto la nostra preghiera deve essere vera. Significa anche pregare nell’intimo del cuore… Non abbiamo altro luogo che in Dio… Pregare nel segreto significa soprattutto pregare nell’intimità”.