Commento al Vangelo del giorno – 05 Novembre – vi è gioia per ogni peccatore che si converte

Il Vangelo di oggi: Lc 15,1-10

Gesu-buon-PastoreIn quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Commento al Vangelo di oggi:

Sta scritto: «È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!» (Eb 10,31); «Il nostro Dio è un fuoco divorante» (Eb 12,29). La meraviglia dei nostri cuori, tremanti dinanzi al mistero, è che Dio si è fatto uomo, «accoglie i peccatori e mangia con loro», si carica sulle spalle la pecora distratta e perduta, ripulisce la moneta ritrovata nella polvere, vi fa brillare di nuovo l’immagine della scintilla divina, e dice: «Vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Le parabole che il vangelo ci presenta oggi sono pronunciate da Gesù dinanzi ad un uditorio particolare: pubblicani e peccatori. L’antefatto che Luca riferisce è il commento amaro di farisei e scribi sul fatto che Gesù si intrattenga e mangi insieme a queste persone “poco raccomandabili”.
Il filo conduttore di queste due parabole è che Dio perdona e accoglie tutti. Al tempo stesso vediamo pure spiegato il motivo della missione di Gesù, che viene espresso con le figure del pastore che va in ricerca della pecora smarrita e della donna che “mette a soqquadro” la casa per ritrovare la monetina perduta. Il Figlio di Dio si è incarnato per salvare i peccatori, per riportare di nuovo vicino al Padre coloro che si erano allontanati. Ristabilire la comunione degli uomini con Dio è l’interesse che emerge dall’atteggiamento di Gesù. Risponde così alla provocazione degli scribi e dei farisei, che si scandalizzavano di questa frequentazione del Maestro con persone di categorie ritenute “impure” che, anzi, si dovevano assolutamente evitare. Abbiamo una bellissima immagine del volto del Padre: il nostro Dio non è pieno d’ira e non si lascia andare al rancore. E invece un Dio misericordioso, che si china sull’uomo, gli va incontro attraverso le tenebre, lo cerca per poi accoglierlo nella sua luce e condurlo nella vita vera. Come credenti non viviamo più per noi stessi — come ci ricorda san Paolo — ma per il Signore, perché noi siamo suoi (cf. la prima lettura).