Commento al Vangelo del giorno: 05 Ottobre 2018 – La nostra strafottenza

Il Vangelo di oggi: Lc 10,13-16

Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me.
In quel tempo, Gesù disse: «Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».

Contemplo:

Necessità della preghiera
Guardando la realtà del mondo materiale esterno a noi, possiamo conoscere, attraverso l’uso dei sensi, l’esistenza e le qualità di Dio e scoprire nelle cose create le impronte del creatore. Il Sommo Bene è una realtà che ci trascende. Perciò: nessuno può attingere la beatitudine, se non si eleva al di sopra di se stesso, certo non fisicamente, ma con lo slancio del cuore. D’altra parte noi non possiamo elevarci al di sopra di noi stessi , se non grazie a una forza che ci innalza. Per quanto, infatti, possiamo predisporre il nostro cammino spirituale nelle sue varie tappe, non conseguiamo alcun risultato, se Dio non ci soccorre con il suo aiuto. Ma questo divino aiuto viene dato a quelli che lo invocano di cuore, con umiltà e devozione e sospirano a Dio, con il fervore della preghiera. Di conseguenza, la preghiera è madre e origine del cammino interiore che ci fa incontrare Dio.

Commento al Vangelo del giorno:

«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi». I segni, le delicatezze, gli investimenti di tempo e di persone che a volte Dio ci dona, servono ad aiutarci a cambiare, a crescere, a migliorarci, a diventare noi stessi, cioè a convertirci. Ma se tutto questo noi lo viviamo solo come spettatori o credendo che è un nostro diritto tutto questo spreco di energie nei nostri confronti, allora è accovacciata alla nostra porta la tragedia. Non è però colà di Dio, è colpa di quella nostra “strafottenza” che a volte ci fa dare tutto per scontato fino al giorno in cui non sbattiamo il muso e ci facciamo seriamente male. È così che tante volte perdiamo delle persone importanti nella nostra vita o delle occasioni che non torneranno più indietro, semplicemente perché avevamo avuto l’opportunità di cambiare, di accogliere, di trattenere ciò che ci era capitato di buono e invece abbiamo preferito rimanere le vecchie persone di sempre, con le medesime mediocri certezze e abitudini. Abbiamo preferito rimanere fermi quando dovevamo metterci in cammino. Abbiamo preferito rimandare ciò che non tornerà più indietro. Ma finché c’è vita, c’è speranza che ci ravvediamo.