Commento al Vangelo del giorno – 06 Maggio – il vostro cuore si rallegrerà.

Il Vangelo di oggi: Gv 16,20-23

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Commento al Vangelo del giorno:

Il discepolo davanti alla croce è pauroso, come la donna per la quale è giunto il travaglio del parto. Gli ultimi discorsi di Gesù sembrano un addio, invece possiedono la certezza di un prossimo abbraccio, proprio come madre e figlio si possono vedere reciprocamente solo dopo il distacco del parto. «Quel giorno», nelle parole di Gesù, indica la nascita dell’uomo nuovo, svestito dell’uomo vecchio e rivestito di Cristo, con i suoi sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità.

gioiaNel leggere il Vangelo di oggi mi sono concentrato sull’immagine che ci offre Gesù: “La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo”. È un’immagine tenera e forte al tempo stesso, dove la sofferenza è palpabile, concreta, ma ciò nonostante non ha l’ultima parola. È la vita che ha l’ultima parola, perché da quella sofferenza nasce un bambino che prima non c’era e la gioia di quella donna è davvero grande, tanto che essa dimentica l’ora del dolore. A questa donna che partorisce ho dato il volto e il cuore della speranza, secondo quanto scrive Charles Péguy: “La Speranza vede quel che non è ancora e che sarà. Ama quel che non è ancora e che sarà”. Charles Péguy descrive la Speranza come la più piccola fra le due sorelle più grandi: La Fede (la sposa) e La Carità (la madre): “La piccola speranza avanza fra le due sorelle maggiori e su di lei nessuno volge lo sguardo. Sulla via della salvezza, sulla via carnale, sulla via accidentata della salvezza, sulla strada interminabile, sulla strada fra le sue due sorelle la piccola speranza. Avanza. Fra le due sorelle maggiori. Quella che è sposata. E quella che è madre. E non si fa attenzione, il popolo cristiano non fa attenzione che alle due sorelle maggiori. La prima e l’ultima. Che badano alle cose più urgenti. Al tempo presente. All’attimo momentaneo che passa. Il popolo cristiano non vede che le due sorelle maggiori, non ha occhi che per le due sorelle maggiori. Quella a destra e quella a sinistra. E quasi non vede quella ch’è al centro. La piccola, quella che va ancora a scuola. E che cammina. Persa fra le gonne delle sorelle. E ama credere che sono le due grandi a portarsi dietro la piccola per mano. Al centro. Fra loro due. Per farle fare questa strada accidentata della salvezza. Ciechi che sono a non veder invece Che è lei al centro a spinger le due sorelle maggiori. E che senza di lei loro non sarebbero nulla. Se non due donne avanti negli anni. Due donne d’una certa età. Sciupate dalla vita”. In verità, ogni cristiano è chiamato ad essere Speranza, anche quando si desidera che i figli, non più bambini e che si sono allontanati dalla vita cristiana, ritornino a far esperienza dell’amore di Dio e della comunione nella Chiesa. Bisogna attendere e nell’attesa pregare sempre, in continuazione, con fedeltà e tenacia, osando sperare ciò che umanamente è impossibile. Bisogna amare, soffrire e piangere con Gesù e per Gesù. Così fece santa Monica e suo figlio divenne il grande sant’Agostino che tutti conosciamo.