Commento al Vangelo del giorno: 07 ennaio 2019 – Hai imparato a conoscermi.

 

Lunedì 7 gennaio 2019
1Gv 3, 22-4, 6; Sal 2
Vangelo secondo Matteo (4, 12-17.23-25)
Salterio: seconda settimana

”Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

 

Medita

Signore, facendoti uomo, hai imparato a conoscermi, hai imparato cosa vuol dire essere uomo. Sai cosa significhi alzarti presto al mattino e coricarti tardi la sera. Camminare per le nostre strade, parlarci, guarire i nostri malati. Facendoti uomo hai imparato a conoscermi. Ora sai. “Ora sai cosa vuol dire vivere da mortale su questa terra: sai che cosa sono i vincoli del sangue, sai cos’è l’amicizia, sai cos’è il sonno, sai cos’è lo stancarsi con il lavoro, cos’è potersi lavare quando si è sudati o sporchi, cos’è partecipare a una festa, cos’è pregare il mattino presto fino a vedere il cielo sbiancarsi e nascere il sole, cos’è essere traditi, cos’è aver paura, cos’è essere amati dalla gente, cos’è insegnare, cos’è mangiare o bere, cos’è il dolore, cos’è avere una madre e per ultimo cos’è morire”. (A. Marchesini, Vieni e vedi, Bologna 1986, 146s.).

Ecco perché penso di amarti. Ecco perché voglio seguirti e lascio le reti, la barca, una casa. Facendoti uomo hai preso i miei, i nostri panni, ed ora io ti sento vicino, vicino, appiccicato alla mia pelle. Non posso lasciarti piccolo, fragile Signore; non posso fare a meno di Te piccolo frammento d’eternità. Voi mi chiederete: “Ma Dio, in Gesù, ha conosciuto proprio tutto di noi?” Certo che no. Non ha conosciuto i miei e i tuoi compromessi, i miei e i tuoi peccati. Ma li ha combattuti. Non con la spada o con il ferro arroventato ma con l’unguento della sua misericordia, con una parola ferma e dolce che conferisce speranza anche al peccatore più lontano dalla sua Grazia. Ecco perché penso di amarlo questo Signore: perché ora comprende, dorme dove io dormo, pone la sua tenda presso la mia dimora, presso questo giaciglio venato di morte ma tanto prezioso ai suoi occhi.

 

Preghiamo la Parola

Tra i Pastori che accorsero quella Notte ad adorare il Bambino ce n’era uno tanto poverello che non aveva

nulla da offrire e si vergognava molto. Giunti alla grotta tutti facevano a gara a offrire i loro doni.

Maria non sapeva come fare per riceverli tutti, dovendo tenere in braccio il Bambino.

Allora, vedendo il pastorello con le mani libere, prende e affida a lui Gesù. Avere le mani vuote fu la sua fortuna… e… sarà anche la tua!