Commento al Vangelo del giorno – 09 Dicembre – Venite a me!

Il Vangelo di oggi: Mt 11,28-30

vnite a meIn quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Commento al Vangelo di oggi:

I versetti di Mt 11, 28-30 sono «la perla di grande valore del Vangelo di Matteo». Tutta la Bibbia e la storia della Chiesa non è altro che una «moltitudine di testimoni» (Eb 12,1) che parlano di Gesù. «Non un inviato né un angelo, ma egli stesso ci ha salvati» (Is 63,9). Gesù in persona ci parla e vive con noi: «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio»

Avvento: tempo d’attesa. Queste settimane che ci separano dal Santo Natale sintetizzano la stessa esperienza umana, sono uno piccolo specchio che riflette lo scorrere dei giorni, della mia e della vostra vita. Infatti cosa sarebbe “l’oggi”, il presente senza l’attesa? L’attesa ci permette di allungare il passo oltre il quotidiano, di aprire ciò che è finito al senso e al significato di un domani che non ci appartiene perché avvolto nel mistero della pura gratuità. Tutto è dono e siamo nella continua attesa che ciò che percepiamo nella finitezza del tempo doventi immortale. San Paolo ci ricorda che solo lo Carità, cioè l’amore di Dio, “non avrà mai fine”. Ecco perché don Tonino Bello sottolineava che “attendere non è altro che l’infinito del verbo Amare”. Il cristiano non attende una persona qualsiasi, un’esperienza destinata a sciogliersi come la neve ai primi raggi del sole: noi attendiamo Dio, la pienezza dell’amore. Il giorno di Natale ci inginocchieremo davanti ad un piccolo bimbo, alla povertà di una greppia. Nell’ultimo giorno scopriremo che nella debolezza di quel piccolo, nella sua povertà, come in ogni povertà, era presente la grandezza di Dio, la potenza che ci regala l’eternità. San Cirillo di Gerusalemme ci ricorda che: “Due sono anche le sue discese nella storia. Una prima volta è venuto in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia sul vello. Una seconda volta verrà nel futuro in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti”. Siamo in attesa. Serviamo la pioggia nascosta nel vello, cioè Gesù nascosto nei poveri , affinché nell’ultimo incontro Dio ci rivesta di una luce senza tramonto.