Commento al Vangelo del giorno – 09 Settembre – Il trono di Dio

Il Vangelo di oggi: Lc 6,39-42

Disse loro anche una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco?
Non cadranno tutt’e due in una buca?
Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?
Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo?
Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

ipocrisia

Commento al Vangelo del giorno:

La parola «ipocrita» usata da Gesù, aveva, nel senso dotto, il significato di «sospendere il giudizio» e nel senso più popolare il significato di «teatrante». È terribile non aver fiducia in nessuno, e non avere sincerità e semplicità di atteggiamento, con se stessi e con gli altri. «Sia il vostro parlare sì, sì; no, no» (Mt 5,37), «Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto»

Il giudizio appartiene a Dio perché solo lui conosce i segreti del cuore umano. Chi giudica il fratello sale sul trono divino e prende il posto di Dio stesso. Ecco perché Cirillo di Alessandria, senza stucchevoli parole, afferma che «Giudicare gli altri è profondamente sbagliato e pericoloso; è causa della condanna finale. Non giudicate, dice, e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati». Appena nella nostra mente si stende la penombra del facile giudizio ricordiamoci subito del salmo che il re Davide compose dopo il suo peccato con Bersabea: «Pietà di me, o Dio, pietà secondo la tua infinita tenerezza, per quanto le viscere hai ricolme d’amore, cancella le mie infedeltà, lavami e raschia via la mia colpa fammi mondo del mio peccato. Le mie trasgressioni io riconosco, il mio peccato mi sta’ sempre davanti». Le anime sante conoscono i loro limiti, le fragilità della natura umana, le piaghe del peccato; per questo costantemente rivolgono il loro sguardo alla trave interiore che le opprime e non hanno tempo di guardare la pagliuzza che giace nell’occhio del fratello. G. Ravasi sottolinea: «Il miserere … silenzioso compagno di lacrime di tanti peccatori pentiti… la segreta biografia di anime sensibili… lo specchio della coscienza vivissima e lacerata di uomini come Dostoevskij …»