Commento al Vangelo del giorno – 1 agosto – Voi stessi date loro da mangiare».

Lunedì 1 agosto

07-Miracolo_Pani_Pesci+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

La narrazione della prima moltiplicazione dei pani ci presenta la figura di Gesù come il nuovo Mosè, il vero pastore d’Israele che guarisce le pecore ferite e malate (v. 14) e guida il nuovo popolo di Dio nella traversata del deserto, sostenendolo con il pane che è dono del cielo. È un brano molto ricco del quale vorrei cogliere solo pochi aspetti.

Anzitutto il “luogo deserto” in cui si compie il miracolo del pane. Esso è simbolo della nostra vita con le sue asprezze, le aridità, le stanchezze che tante volte sperimentiamo. Ma è simbolo

anche del tempo, della storia in cui la comunità cristiana è posta a vivere, delle diverse epoche e vicende umane che è chiamata ad attraversare. Il rischio è che noi “veniamo meno lungo la strada”, cioè perdiamo la memoria viva del Signore, veliamo il suo Vangelo, diventiamo noi stessi, nel cuore, “mondo” cioè sale insipido, tenebra. Un cristiano, una Chiesa che perde la memoria di Gesù, è una Chiesa “mondanizzata”, ridotta ad agenzia etica, umanitaria, culturale, che può solo “citare” ciò che altri dicono prima e meglio di lei. Sarà anche una Chiesa che riceverà più con­senso e più applausi, ma non salva nessuno e lascia le persone ancora più deluse e più sole.

La risposta che Gesù propone è il “pane”. Lo propone con quei gesti con cui istituirà l’Eucaristia nell’ultima cena (Mt 26,26). II pane della strada, la forza del commino è Lui: la sua Parola, l’Eucaristia. Abbiamo bisogno di questo cibo per non essere vinti dalla nostra debolezza e dalle forze ostili durante il viaggio. Ab­biamo bisogno di quel “pane” per non affondare nella mediocrità e nell’insignificanza.

Ma questo pane che Dio ci dona, raccoglie e moltiplica le nostre povere risorse; i “cinque pani e due pesci” che portiamo con noi, che siamo noi. Occorre metterci totalmente in gioco, occorre tra­sformare in dono il poco che abbiamo, anche le nostre povertà, perfino le debolezze: il Signore sa raccogliere le nostre briciole per farle diventare il suo pane.

E’ bello pensare che nei momenti di difficoltà qualcuno si accorgo di noi. Non so se hai mai sperimentato questa bellezza della vicinanza di un amico in un tuo momento di tristezza o di necessità. I discepoli si accor­gono della necessità, Gesù fa capire loro che non basta accorgersi, ma è necessario coinvolgersi.