Commento al Vangelo del giorno – 1 Novembre 2016 – La dignità dell’uomo

Il Vangelo di oggi: Mt 5,1-12a

beatitudiniVedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito,perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.»

Commento al Vangelo di oggi:

Gesù ci presenta il modello della felicità (le Beatitudini) nella «comunione dei santi». Santi sono coloro che sono disposti a seguire Gesù, l’unico modello per ogni essere umano che ricerca la vera felicità: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). La Chiesa, chiamandoci alla santità, vuole che leggiamo le Beatitudini tenendo fisso lo sguardo su Gesù (Eb 12,2), mite e umile di cuore.

«Per me, è il testo più importante della storia umana. S’indirizza a tutti, credenti e non, e rimane dopo venti secoli, l’unica luce che brilla ancora nelle tenebre fatte di violenza, di paura, di solitudine in cui è stato gettato l’Occidente dal proprio orgoglio ed egoismo». Con queste parole Gilbert Cesbron sintetizza le Beatitudini. Nel Vangelo di Matteo le Beatitudini non sono un discorso qualsiasi ma “il discorso dei discorsi”, il programma di vita che i discepoli di Gesù devono abbraccia e far diventare “luce del mondo e sale della terre”. Dalla cattedra della montagna Gesù non pronuncia delle semplici esortazioni o delle raccomandazioni; parla con autorità, legifera, detta un nuovo codice di vita, delle nuove regole di comportamento. E’ su questo punto che vorrei soffermarmi. Le beatitudini non sono facoltative, non riguarda un numero ristretto di persone: sono i nuovi comandamenti del cristiano. Infatti come Mosè è salito sul monte per ricevere da Dio le tavole della legge, così Gesù sale sul monte per consegnare la nuova alleanza ai suoi amici. Qual è la differenza fondamentale? Sostanzialmente un nuovo modo di concepire il rapporto con Dio. La legge antica ha un linguaggio giuridico, la seconda esperienziale; la prima sembra “calare dall’alto”, la seconda passa attraverso una “parola che si è fatta carne”. Mi spiego meglio. Gesù per primo è il “beato” proprio perché povero, mite, puro di cure e così via; sembra dirci: “Io ho provato la strada della povertà e vi assicuro che è la via migliore, la strada di una nuova umanizzazione, un codice comportamentale che vi renderà veramente felici”. Gesù propone come modello non delle parole scritte su tavole di pietra, ma la sua stessa vita, la sua esperienza, i suoi sentimenti, il suo cuore. Le beatitudini non sono solo la “Magna carta” del cristiano, ma anche “luogo antropologico” che rivela all’uomo al sua vera identità. Vi è un luogo profondo nell’animo umano che rimane sconosciuto, quasi velato; le Beatitudini rivelano questo luogo, svelano all’uomo il senso della sua vera natura, fanno riemergere l’antica effige, la sua vera natura di figlio, la dignità dell’ “imago Dei”. Sulla montagna delle beatitudini Gesù non ci parla di Dio ma dell’uomo, rivela la vera e autentica dignità della natura umana.