Commento al Vangelo del giorno: 10 Agosto 2017 – Morire a se stessi

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Lettura

Il brano evangelico di oggi consta di tre sole espressioni di Gesù. La prima ci spiega che solo se muore il chicco di grano non rimane solo, e che solo così esso produce molto frut­to. La seconda ci avvisa che coloro che amano troppo la propria vita la perdono, mentre chi la odia in questo mondo, la conserva per la vita eterna. La terza, infine, ci ricorda che chi vuole servire Gesù, deve seguirlo, deve stare sempre con lui. E il Padre onorerà un tale servitore.

 

Meditazione

Ben pochi tra noi piantano ancora dei semi nella terra. Ep­pure, probabilmente conosciamo tutti quella sensazione di essere “buttati”, non apprezzati, rifiutati, abbandonati, nel buio più totale. Viviamo poi giorni tristi, giorni in cui ce la prendiamo anche con Dio, colpevole anche Lui — almeno in qualche modo — della nostra situazione. Rimaniamo chiusi, in attesa, forse arrabbiati, forse disperati. Concentrati su noi stessi. E poi la situazione cambia. Qualche raggio di sole ci raggiunge sotto forma di calore: qualche amico si fa vivo e, anche se non rispondiamo, leggiamo quell’sms, quell’email, sentiamo quel messaggio registrato. Magari accendiamo il telefonino o il computer, la radio o vediamo la televisione. Fuori c’è ancora vita, c’è qualcosa. E la nostra preghiera ci fa sentire che il Signore è comunque con noi. E come se si rompesse qualcosa: dal nostro essere totalmente concentra­ti su noi stessi, anzi, “in” noi stessi, ci apriamo timidamen­te all’altro. E il momento in cui questo timido inizio deve essere incoraggiato: ci raggiunge una pioggia di messaggi: “Dove sei?”, “Ma non vuoi venire?”. Ci sentiamo in qual­che modo obbligati a rispondere, almeno a qualcuno. Rom­piamo quel guscio che ci eravamo creati, almeno per fare una telefonata. E come un’esplosione: basta una, due volte che usciamo da noi stessi e la vita riprende vigore. Ritorna il de­siderio di uscire da quel buio, di riacquistare, a volte più ve­locemente, a volte più lentamente, la luce. Ed ecco che nuova vita sboccia da quella oscurità. Il Signore ha già sopporta­to tutto questo, il buio più totale della morte in Croce e della discesa agli inferi e, poi, la Risurrezione a nuova vita. Dob­biamo solo seguirlo. Per quanto doloroso, c’è un “dopo”, c’è una vita dopo la morte.

Preghiera:

Signore, sei tu il seme, che caduto in terra, ha dato tanto frutto. Aiutami a vedere nella caduta, in questo momen­to doloroso che si presenta nella mia vita, la possibilità di schiudermi, di aprirmi a te e agli altri. Solo in questo percor­so doloroso, seguendo te, potrò trovare la vera vita. Solo in questo modo potrò portare frutto per il tuo Regno.