Commento al Vangelo del giorno: 10 Dicembre – Nel fuoco dell’amore

Il Vangelo di oggi: Mt 17,10-13

Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista

Commento al Vangelo di oggi:

Giovanni il Battista, il Precursore, che annuncia la venuta del Messia, è il personaggio tipico dell’Avvento. Elia, «assunto in un turbine di fuoco… designato a rimproverare i tempi futuri» (Sir 48,910) è il rappresentante di tutti i Profeti. Gesù afferma che il vero Elia dei suoi tempi è Giovanni Battista. Dopo Giovanni Battista e tutti i Profeti, anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire, ma per rinnovare e risuscitare: «Beati coloro che ti hanno visto e si sono addormentati nell’amore! » (Sir 48,11).

La scena è ben nota: Gesù prende con se Pietro, Giacomo e Giovanni e li conduce su un alto monte. E lì si trasfigura. Terminata la visione tornano a valle. E mentre scendono a valle discutono sulla venuta di Elia, il quale, a detta degli scribi, dovrebbe tornare e ristabilire ogni cosa. A questa osservazione Gesù sottolinea che “Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”. I profeti, i martiri, i santi in Gesù sono legati a noi dal vincolo della sofferenza, che è fatica, rinuncia, scelta d’un amore più grande, quello del “dare la vita per chi si ama”. Questo legame noi lo contempliamo nel fragile pane dell’Eucarestia, che, come scrive mons. Vincenzo Paglia, “è un po’ come la trasfigurazione. Gesù, anche oggi, ci vuole con sé. E mentre partecipiamo alla Santa Messa egli si trasfigura. Il pane e il vino diventano il corpo e il sangue di Gesù. E’ un momento bello, felice di comunione e di amore. Potremmo dire anche noi come Pietro di fare tre tende, di voler a ogni costo restare con Gesù. Ma viene interrotto da una voce: “Questi è il mio Figlio diletto nel quale ho posto la mia compiacenza: ascoltatelo”. E’ la voce della Parola di Dio che risuona in ogni Santa Messa. Noi, come i tre discepoli, dovremmo cadere a terra, ossia lasciar cadere le nostre durezze, il nostro orgoglio, le nostre testardaggini”. La stessa cosa la diceva Madre Teresa: “Le parole di Gesù “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” dovrebbero essere non solo una luce per noi, ma anche un fuoco distruttore dell’egoismo che ci impedisce di crescere nella santità”. Immergiamoci nel fuoco dell’amore e lasciamo distruggere ciò che in noi è il peggio.

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