Commento al Vangelo del giorno – 10 Maggio

Il Vangelo di oggi: Gv 17,1-11

cieloIn quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

Commento al Vangelo del giorno:

La preghiera di Gesù è rivolta al Padre, affinché ogni cristiano, anzi tutta l’umanità, operi per l’ideale di «un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). Nonostante i gusti diversi, l’alimento per tutti è unico, è il Pane disceso dal cielo, che dà la vita al mondo (cf Gv 6,33). Nonostante i punti diversi di partenza e i diversi schemi mentali, una sola è la via e uno solo è il punto di arrivo.

“La preghiera è la forza dell’uomo e la debolezza di Dio”. Non so bene chi abbia coniato questa frase, fatto sta che di tanto in tanto me la ritrovo sottocchio, come un perpetuo promemoria che riporta il mio sguardo interiore ad immergermi nel Suo mare di bontà, con la certezza che prima o poi la mia fiducia in Lui verrà ricompensata, non per merito mio ma perché Egli sa essere misericordioso con le Sue creature. Infatti, poco prima di morire crocifisso, Gesù dice: “Non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi”. Gesù quindi usa la preghiera come dialogo col Padre e non trattiene nulla per sé, ma tutto restituisce al Padre con l’offerta di ciò che Egli è stato disposto a vivere e ad amare in nome Suo. La preghiera, quindi, oltre che colloquio con Dio diventa anche un atteggiamento esistenziale, un modo di vivere. Per questo motivo l’orazione viene rappresentata come una donna in ginocchioni, con le mani giunte, con la testa alta verso il cielo e dalla bocca “gli esca una fiamma di fuoco”. Le ginocchia piegate per terra e le mani giunte indicano aspetto esteriore della preghiera che manifestano però una predisposizione interiore, la consapevolezza che il rapporto con Dio è una relazione del tutto particolare, unica e singolare. La testa rivolta al cielo e la fiamma indicano invece l’affetto interiore sia della mente che del cuore. Insomma pregando l’uomo si immerge in Dio, fa esperienza di Dio. “Lasciati avvolgere dall’amore fedele, incondizionato e illuminato di Dio. La sua tenerezza lenisce il rigore e le asperità della vita”. (Lettera ai Romani 8,35) Come la donna in ginocchio e con il capo rivolto verso il cielo, esperimenti la tenerezza di Dio.