Commento al Vangelo del giorno: 10 Settembre 2017 – Aver cura del fratello

Il Vangelo di oggi: Mt 18,15-20

Abbraccio-amoreSe il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

Contemplo:

Un giorno l’Abate Antonio conversava con dei confratelli e un uomo che stava cacciando nel bosco si avvicinò a loro. Vide che l’Abate Antonio e i confratelli erano allegri e li disapprovò. L’Abate Antonio disse: “Metti una freccia nel tuo arco e scoccala”. Ed egli lo fece. Allora l’anziano disse: “Adesso lanciane un’altra, poi un’altra, poi ancora un’altra”. Il cacciatore disse: “Se piego il mio arco tutte le volte, si romperà”. L’Abate Antonio rispose: Così è anche del lavoro di Dio. Se ci sforziamo oltre misura i fratelli presto verranno meno. E’ giusto perciò, di tanto in tanto, allentare i loro sforzi. Oggi è il giorno del Signore: allenta il tuo arco, trova spazio per Dio e la tua famiglia.

Commento al Vangelo del giorno:

Gesù nel Vangelo di questa domenica ci ricorda che da sempre ognuno di noi è responsabile non solo di se stesso ma anche di chi gli sta accanto. Aver cura del fratello, dei suoi bisogni spirituali e materiali diventa pietra fondante di quel comandamento che, velato nell’Antico Testamento, trova pieno compimento nella persona di Gesù: “Amatevi come io vi ho amato”. E il bene che il Signore è venuto a portare in mezzo agli uomini non conosce confini, non concede tregue, penetra tutti i meandri dell’esistenza umana. E’ simile ai colori dell’arcobaleno: tenui e dolci da un lato, forti e passionali dall’altro. Essi, seppur distinti, si compongono in tale armonia che spesso risulta difficile distinguerli. La correzione fraterna fa parte dell’iride divina perché deve sgorgare dalla correzione paterna di Dio nei confronti della sua creatura. Se vogliamo correggere gli errori altrui dobbiamo prima partire dalle nostre mancanze, dalla pazienza e dall’instancabile tenacia che Dio ha avuto nei confronti delle nostre miserie. Correggere il fratello vuol dunque dire prenderlo per mano con fermezza e dolcezza, risolutezza e pazienza, decisione e comprensione. Il bene cristiano è la fusione di questi contrasti e la nostra mano, che guidata da Dio, compone il capolavoro della Carità. Questa paziente composizione ci darà come frutto “l’aver guadagnato un nostro fratello”.

don Luciano Vitton Mea