Commento al Vangelo del giorno: 10 Settembre 2018 – Condurre alla verità

Il Vangelo di oggi: Lc 6,6-11

mano-apertaUn sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Contemplo:

Custodire la nostra anima.
Il grande pericolo delle angustie del tempo della fine in cui viviamo è perdere la nostra anima. Perdere la nostra anima significa perdere contatto col nostro centro, la nostra vera vocazione nella vita, la nostra missione, il nostro compito spirituale. Perdere la nostra anima significa diventare così distratti e preoccupati da tutto quello che accade intorno a noi che finiamo per essere lacerati, confusi, sviati. Gesù è molto consapevole di questo pericolo. Egli dice:”Guardate di non lasciarvi ingannare: Molti verranno sotto il mio nome dicendo:”Sono io” e “Il tempo è prossimo”; non seguiteli” (Luca 21,8). In mezzo a questi tempi angosciosi vi sono molti falsi profeti, che promettono ogni sorta di “salvezze”. E’ importante essere discepoli fedeli di Gesù, senza perdere mai il contatto con il nostro vero io spirituale.

Commento al Vangelo del giorno:

Che senso ha soffrire? E’ una domanda che chi è nel dolore si pone. Nessuna spiegazione è sufficiente quando si sta male. L’unico desiderio è che passi presto. Paolo si inoltra in questo tema e osa affermare qualcosa di inaudito:” Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa”. La nostra traduzione rende giustizia al pensiero di Paolo: la nostra sofferenza non completa quella di Cristo, ma ci può unire così profondamente a lui che nel costante desiderio di assomigliargli vogliamo completare quello che a noi manca per arrivare alla perfezione del suo amore. Ma il tutto con un fine:”a favore della Chiesa”. Mi piace pensare che il mio dolore può essere offerto in unione a quello di Cristo per i fratelli, per i lettori, per chi conosco e per chi non conosco. Che orizzonte di grazia si spalanca davanti ai nostri occhi! Gesù opera un prodigio nel Vangelo: guarisce un uomo con la mano paralizzata, simbolo dell’immobilità dell’essere umano che senza Dio non può compiere nulla di buono. I farisei, scandalizzati dal suo comportamento così disinvolto, vogliono vedere se opera questo nel giorno di sabato. Il Signore non si lascia intimidire dalle intenzioni malevole dei suoi detrattori e insegna guarendo. La domanda che pone vuole condurre i farisei alla verità.