Commento al Vangelo del giorno: 11 Febbraio 2018 – La lebbra del peccato

Il Vangelo di oggi: Mc 1,40-45

lebbrosoAllora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: «Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro». Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

Contemplo:

Se vuoi, puoi guarirmi
A Gesù, il Verbo di Dio, il Padre ha dato il potere di guarire e non c’è altro nome offerto agli uomini per il quale possiamo essere salvati. Riporre la fiducia in un altro nome sarebbe come per il naufrago aggrapparsi a un oggetto attraente, ma senza consistenza, che galleggia, lasciandosi sfuggire la vera tavola di salvezza. Se ci avviciniamo a lui, saremo guariti e riceveremo la sua vita divina.

Commento al Vangelo del giorno:

Nell’antichità la lebbra era una malattia terribile e, da tutti, ritenuta irreversibile: malattia terminale e dalla quale non si poteva guarire. Tra le malattie del corpo, la lebbra è orribile perché deforma le membra e le rende ributtanti. Per questo gli autori spirituali ne fanno l’immagine del peccato che deforma la nostra anima, creata da Dio a sua immagine e somiglianza. Per sant’Agostino, la vita dell’uomo si rende deforme quando la virtù, sottraendosi al dominio della volontà, signora incontrastata della vita, si asservisce al piacere, cessando da quel momento, di chiamarsi virtù. Come per il corpo non è la stessa cosa essere bello o deforme, così per uno spirito creato non è la stessa cosa vivere saggiamente o vivere come che sia; in tal caso non sarebbe saggio. Il suo bene, infatti, continua sant’Agostino, consiste nello stare sempre unito a Dio, per non perdere quella luce che si acquista solo orientandosi verso Lui. Certo, i peccati gravi deformano l’anima, come la lebbra deforma il corpo. Un peccato lieve, quello che chiamiamo veniale, invece non lo fa. Ma attenzione! Uno per uno, i peccati veniali, se anche non hanno la capacità di ferire mortalmente a guisa dell’omicidio, dell’adulterio e altre simili colpe gravi, tutti insieme, però, rappresentano una sorta di scabbia. Sant’Agostino afferma ancora che si può morire anche di malanni di per sé leggeri, se aggrediscono tutti in una volta. In ogni caso, per noi che dobbiamo specchiarci nella perfezione di Dio, essi deturpano la nostra bellezza spirituale fino a separarci dal casto amplesso dello Sposo, il più bello che esista, se non li curiamo con la medicina della penitenza quotidiana.