Commento al Vangelo del giorno: 11 Febbraio 2019 – I confini di un “lettuccio”

Il Vangelo di oggi: Mc 6.53-56

“Quanti lo toccavano venivano salvati”

tocco manoIn quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Contemplo:

Il silenzio come presenza Cercare il volto di un Dio che ci cerca e lasciare che questo volto faccia splendere il nostro volto con la luce della sua amabilità: sembra essere questo il dinamismo indicato da ogni preghiera di ricerca del volto “salmo 42”. Questa amabilità è come l’esito normale della definizione che Dio dà di se stesso, l’amore. Questo volto, imprendibile in sé è manifesto nel Cristo, resta per noi come avvolto da un mistero di indiscrezione, di silenzio, di pudore, com’è di ogni vero amore. Momenti di presenza e di dialogo, ma la normalità è rappresentata da una sorta di assenza luminosa che tuttavia ci fa dire: Dio è qui, quando indugiamo sulla sua Parola.

Commento al Vangelo del giorno:

Gesù guarisce gli infermi: la sua forza risanatrice agisce anche solo attraverso il contatto con il suo mantello. Con Gesù inizia una realtà nuova, poiché egli si fa carico di tutte le infermità dell’uomo.
“Cominciarono a portargli sui lettucci quelli che stavano male”. La sofferenza e la malattia aiutano l’uomo ad avvicinarsi al nocciolo della sua stessa esistenza: il limite, la finitezza, il declino di un autosufficienza che tante volte lo allontana da se stesso e dalla verità. Il male intacca il vigore del corpo, riduce l’esperienza umana agli angusti confini di un “lettuccio”, ma nello stesso tempo fa emergere dal profondo il volto arcano di un fanciullo, del bambino che è impresso nel profondo di noi stessi. Il malato, come il bambino, non può farcela da solo, ha bisogno di tutti e di tutto. E mentre le forze vengono meno ogni cosa si vela di tenue tenerezza: uno sguardo, un aiuto, una parola che infonde speranza. Anche il lembo di un mantello, una tunica da toccare. Solo nell’ombra incerta del nostro declino, mentre la nostra presunzione tramonta dietro i monti lontani di una forza che lentamente scompare, sorge il sole di un nuovo giorno, il tocco divino che rompe il limiti di un “lettuccio”, donando significato al claudicante cammino dell’esistere. E mentre le tenebre svaniscono all’orizzonte ci appare sempre più nitida una certezza: “E quanti lo toccavano guarivano”.