Commento al Vangelo del giorno – 11 Febbraio – …prenda la sua croce e mi segua

Il Vangelo di oggi: Lc 9,22-25

rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Commento al Vangelo di oggi:

Se vogliamo seguire il Signore dobbiamo accettare la nostra vita così com’è, rendendo grazie per tutto quanto egli ha disposto per il nostro vero bene. Amare il Signore e la sua volontà è talmente importante che se noi non volessimo farlo, andremmo, in qualche modo, contro noi stessi, perderemmo la nostra stessa vita. Se invece accogliamo la nostra croce, seguiamo il Signore là dove vuole condurci, alla vita vera ed eterna.

Portare la croce e soffrire: questa è la proposta di Gesù, il programma di vita che il cristiano deve abbracciare. Parole dure, quasi incomprensibili, che vanno ponderate, che richiedono una sorta di “svelamento”, che vanno, passi il termine, “digerite e assimilate”. La sofferenza è sempre stata un enigma per l’uomo, per chi crede e per chi non crede o si dichiara semplicemente agnostico. Giobbe piagato e seduto tra la cenere e l’immondizia trascina Dio sul tavolo degli imputati e sembra dirgli:” Tu, Dio, sei responsabile, o per lo meno testimone, non solo del bene ma anche delle carestie, delle pesti, delle morti, dei bambini annegati, delle malattie, del cancro …” Dio darà a Giobbe una risposta ben precisa ma ancora poco esaustiva; solo Gesù Cristo è la vera risposta di Dio ai perché di Giobbe e di ogni sofferenza innocente. Dio, in Gesù, si sporca le mani, siede tra gli immondezzai dei tanti Giobbe e diventa il servo sofferente, il compagno, l’amico di ogni sventurato. Diceva don Primo Mazzolari: “l’unica cosa seria è l’umano soffrire”. Roberto Benigni, si proprio lui, il comico toscano, intervenendo alla presentazione dell’ultimo libro di papa Francesco ha usato parole profondissime: “E’ in mezzo al dolore che nasce la misericordia … In questo mondo irriconoscibile che vuole la paura, l’odio, la condanna Francesco risponde con la misericordia che nasce dal dolore, quel dolore che fa crollare ogni metafisica, ogni filosofia; perché il dolore è più forte del male, il dolore è l’unica forza superiore al male perché la sofferenza è
propria di Dio. Divinum est pati … Il grande mistero sta proprio nel fatto che Dio vuole soffrire, questa divina volontà di soffrire.”
Il dolore è il luogo della solidarietà fra Dio e l’uomo, fra l’uomo e Dio non ci può essere collaborazione nella grazia se prima non c’è stata nel dolore. Soggiunge Benigni: “Senza il dolore la vita apparirebbe enigmatica e l’esistenza assurda e la gioia inaccessibile”. Gesù sceglie gli ultimi perché sia accessibile la gioia, perché tra i letamai del mondo Dio e gli uomini si possano incontrare ed amare. La croce sconfigge il male, ogni male: ecco perché, grande o piccola che sia, bisogna avere il coraggio di portarla e farla propria.