Commento al Vangelo del giorno – 11 Settembre – Può forse un cieco guidare un altro cieco?

Il Vangelo di oggi: Lc 6,39-42

Togli-la-trave-dal-tuo-occhioIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello ».

Commento al Vangelo di oggi:

Le parole «difficili» del Vangelo ci stimolano ad approfondirne il senso con l’aiuto della Chiesa. Ma non restiamo indifferenti alle parole «facili» e chiare di Gesù, che, vero Dio e vero Uomo, usa la saggezza popolare per indicare che ogni popolo possiede nella sua coscienza una scintilla dello Spirito: Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei! Un cieco non può guidare un cieco! Togli prima i difetti del tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello!

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Non è mia abitudine soffermarmi troppo sulla figura del Maligno nelle mie meditazioni. Però porto con me la convinzione che la trave che si trova nel nostro “occhio”, questa cecità interiore che ci porta a indugiare sui difetti degli altri, è opera dell’ “antico avversario” di Dio e delle sue opere. Cosa c’è di più diabolico e di più pericoloso che nascondere a noi stessi la trave interiore che ci rende ciechi e mettere in risalto la “pagliuzza” degli altri? Ho visto su internet un famoso quadro di Bruegel dove un cieco conduce altri ciechi. Osservandolo bene avverti un senso di confusine, di grigia decadenza. E’ l’immagine più eloquente del declino spirituale che provoca la trave interiore conficcata nel nostro cuore. “Ipòcrita, togli prima la trave dal tuo occhio…” Quello di Gesù è un monito che potremo accogliere solo attraverso l’umiltà. Solo questa virtù ci può guarire da ogni sorta di cecità interiore. L’umiltà è una virtù che fa parte della fortezza: solo l’umile è veramente forte. Scriveva giustamente Romano Guardini: “L’umiltà non può del resto avere la sua origine nell’uomo, bensì in Dio. È lui il primo umile. Egli è talmente grande, talmente al di fuori di ogni possibilità che una qualsiasi potenza lo possa costringere, che egli può ‘permettersi’ — se ci è concesso di esprimerci in questo modo — di essere umile. La grandezza gli è essenziale; soltanto lui può dunque rischiare di abbassare questa sua grandezza sino all’umiltà”. La superbia, scettro del Maligno, genera la trave; l’umiltà, forza di Dio, guarisce da ogni forma di cecità.

don Luciano Vitton Mea

Agisci:

Anche se ho molto peccato, Gesù può fare tanto bene con me, se mi lascio guidare. Oggi, in qualunque situazione mi trovo, prendo la ferma decisione di lasciarmi guidare da Gesù, sull’esempio di Maria.