Commento al Vangelo del giorno – 11 Settembre – Sollecitudine e caparbietà

Il Vangelo di oggi: Lc 15,1-10 (formula breve)

Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro».
Allora egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.
O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta.
Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Commento al Vangelo del giorno:

È diffusa usanza definire questo brano di Luca «la parabola del figliol prodigo». Si suggerisce caldamente di accogliere un’altra denominazione, per esempio «la parabola del padre buono». Un padre così grande e buono non può essere che il Padre nei cieli, che Gesù ci ha fatto conoscere. Gesù è il vero «prodigo» della parabola, «prodigo» del suo immenso amore verso tutti.

pastore-e-donnaGesù, in queste parabole, usa due immagini per parlaci dell’amore di Dio: un pastore nella prima e una donna nella seconda. Due categorie di persone che vivevano ai margini della società ebraica, non considerate, senza nessun diritto, escluse e considerate poco affidabili.
Gesù, per farci capire la vicinanza di Dio, si serve della sollecitudine di un pastore e della caparbietà di una donna . Dio è alla continua ricerca della sua creatura, di colui che si smarrisce o si perde tra i meandri di un sentiero buio e privo di alcuna presenza. Ci ricorda un antica omelia: “Povera quella strada che non è percorsa da alcuno e non è rallegrata da alcuna voce d’uomo! Essa finisce per essere il ritrovo preferito di ogni genere di bestie. Povera quell’anima in cui non cammina il Signore, che con la sua voce ne allontani le bestie spirituali della malvagità!”. Così Dio, mandando il suo Figlio Unigenito, divelta il Buon Pastore che è alla continua ricerca di chi si è perso, la donna ostinata che non accetta di perdere una parte del suo tesoro. Dio si spoglia della sua grandezza, depone le vesti regali, si fa uomo, diventa pastore, si cinge il grembiule di una donna. Nella semplicità di un linguaggio che tutti comprendiamo possiamo immedesimarci, quando scende l’oscurità dell’errore e del peccato, nella pecora smarrita o nella dramma su cui è impressa la nostra effige.

(don Luciano Vitton Mea)