Commento al Vangelo del giorno: 12 Febbraio 2017 – Oltre il roveto ardente

Il Vangelo di oggi: Mt 5,17-37 (forma breve)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Commento al Vangelo del giorno:

Il Signore ci insegna a non giurare né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi (cf Mt 5,34 35). Dio abita nei cieli e il suo dominio si estende su tutta la terra, egli è il Creatore di ogni cosa e noi troveremo il nostro giusto posto nel mondo solo quando riconosceremo di essere sue creature, nel pieno rispetto della sua creazione.

roveto ardentePer comprendere il brano evangelico di questa Domenica dobbiamo capire il significato di quel “ma io vi dico”, cioè del rapporto tra ‘antica e la nuova  alleanza, tra l’incompiuto e il suo compimento.
Osserva San Giovanni Crisostomo: «Se la Legge antica ha cessato di salvare gli uomini, non è perché essa sia stata malvagia, ma perché è venuto il tempo in cui i precetti debbono essere più elevati. Se l’antica è meno perfetta della nuova, ciò non significa che essa sia malvagia: se così fosse, nella sua condanna ricadrebbe ugualmente anche la seconda. E, infatti, se si paragona la conoscenza che noi ora abbiamo della Legge nuova con la conoscenza che possederemo nella vita futura, quella attuale risulta parziale e imperfetta e certamente scomparirà quando sopravverrà quella del cielo. «Quando sarà venuto ciò che è perfetto», dice Paolo, «sarà abolito ciò che è imperfetto »
In altre parole la legge antica ha come fine delle realtà terrene: una terra, la salute, una discendenza, una vita lunga. Gli orizzonti della legge mosaica sono limitati, non vanno oltre il contingente. Solo con Gesù si apre una nuova prospettiva, le rigide norme della legge ebraica sono chiamate ad andare oltre il limite del terreno per aprirsi all’eternità. La legge antica è chiamata a dischiudersi e a lascarsi illuminare definitivamente dall’unica legge di Dio, quella dell’amore. Un amore che abbraccia tutti indistintamente: buoni e cattivi, puri ed impuri, giusti e peccatori. E’ una legge esigente quella dell’amore che non può essere cristallizzata in una serie di divieti o nel rigido bozzolo del puro contrapposto all’impuro.
Gesù ci invita ad andare oltre il “roveto ardente”, agli angusti confini di una “terra promessa”, a un’ alleanza fissata su tavole di pietra o al sacrifici di capri o di una coppia di giovane tortore.
I suoi spazi sono illimitati, senza confini: ci chiama a percorrere le infinite praterie del cuore, ad immergerci nell’ oceano profondo dell’interiorità.
Precisa ulteriormente lo stesso Giovanni Crisostomo: «Dio, perciò, giustamente esige da noi frutti e doni maggiori. Egli, ora, non ci promette più una terra in cui scorre latte e miele, né una lunga vecchiaia, o un gran numero di figli o l’abbondanza del pane e del vino, o grandi greggi di pecore e di buoi, ma ci promette il cielo stesso e i beni celesti, la dignità di essere figli adottivi del Padre, fratelli del Figlio unigenito, suoi eredi, partecipi della sua gloria e del Regno e un’infinità di altre ricompense ».