Commento al Vangelo del giorno: 12 Ottobre 2017 – Voglio aprirmi al mistero

Il Vangelo di oggi: Lc 11,5-13

chiedete e vi sara datoPoi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».

Contemplo:

Ho cura di voi come un padre
La Sacra Scrittura ci insegna che il popolo eletto è la «proprietà particolare» di Dio. In Cristo siamo stati scelti anche noi per diventare «proprietà particolare » di Dio. Egli ci promette che avrà cura di noi «come il padre ha cura del figlio che lo serve» (Ml 3,17). Siamo figli di Dio, siamo uniti a lui nel suo Figlio unigenito e abbiamo ricevuto nei nostri cuori il suo santo Spirito. Non dobbiamo mai dubitare della sua provvidenza verso di noi suoi figli.

Nel brano evangelico ritorna con prepotenza il tema della preghiera. Una preghiera insistente, continua, costante. Non dimentichiamoci mai che la preghiera non è mai fine a se stessa, una dimensione statica e stucchevole. Dietro uno spirito orante c’è una visione ben precisa della propria vita, della storia, degli avvenimenti. L’essere in costante dialogo con Dio vuol dire riconoscerlo come Signore della propria esistenza; questo implica la consapevolezza che tutto “non dipende da me”, dalle mie capacità, dalla mia forza. Pregando riconosco di essere nelle mani di un Altro, che gli avvenimenti, i fatti e gli eventi hanno un senso, un significato; rivolgendomi a Dio esco da me stesso, dalla palude del mio “io” per aprirmi al mistero dell’ Eterno che penetra nelle vene della storia, che abbraccia un pezzo di tempo, un lembo di “finito”. Nella preghiera il cielo tocca la terra , il Creatore abbraccia la sua creatura, la pioggia bagna il deserto; il prodigio antico si rinnova: dal nulla dell’uomo nasce una nuova creatura, una nuova dignità: quella dei figli.