Commento al Vangelo del giorno – 13 Febbraio – “Seguimi”

Il Vangelo di oggi: Lc 5, 27-32

gesu e il pubblicano leviIn quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Commento al Vangelo di oggi:

Gesù vede un uomo ricco, istruito, realizzato, a cui non manca nulla, ma per lui è come un «malato che ha bisogno del medico » (cf Lc 5,31), e lo chiama. Signore, mostra anche a noi la tua via, chiamandoci a seguirti. Apri i nostri occhi interiori, affinché comprendiamo quanto siamo malati di egoismo, di amor proprio; fa’ che ricorriamo a te dal profondo della nostra angoscia, per essere da te liberati e guariti. Seguire te, Signore, è camminare sulla via retta, che porta alla vita e alla felicità.

C’è un filo diretto che attraversa ogni epoca, la storia stessa: un bisogno estremo di misericordia. Papa Francesco nel suo ultimo libro intervista lo dice chiaramente: quella che abbiamo davanti è un’umanità ferita, che porta ferite profonde.
Anche Levi, il pubblicano, portava impresso il marchio dell’infamia, le piaghe dell’egoismo e dell’avidità. Eppure Gesù va oltre le apparenze, abbatte il muro di separazione, lo chiama e si ferma a casa sua. E’ la missione del Signore chiamare i peccatori, portare uno spiraglio di luce dove le tenebre del peccato abbrutiscono e invecchiano il volto dell’uomo. Afferma Cirillo di Alessandria: “Levi era un pubblicano, un uomo avido di denaro disonesto, pieno di un’incontrollata brama di possesso, privo di giustizia nella sua cupidigia di avere quello che non gli apparteneva. Queste erano le caratteristiche dei pubblicani. Eppure egli fu strappato dallo stesso negozio del peccato e salvato quando non c’era speranza per lui, con la chiamata di Cristo…”
La misericordia di Dio strappa l’uomo dal negozio del male e siede attorno al tavolo della miseria umana per ridarle dignità, una nuova opportunità. Nella casa di Levi l’ombra della malvagità viene sfiorata dalla tenue luce della bontà di Dio, la Grazia che scende dall’alto si immerge nell’abisso profondo dell’indigenza umana. Ma perché Gesù chiama proprio Levi, un pubblico peccatore e non un dottore della legge o uno scriba? Perché un misero gabelliere diventa custode dei misteri di Dio, apostolo ed evangelista? Perché chi ha esperimentato la misericordia e la compassione di Dio è in grado di compatire e comprendere coloro che vivono nell’ombra del peccato. Dice ancora papa Francesco nel libro che abbiamo appena citato: “Di questo sguardo di Gesù c’è bisogno quando ci troviamo di fronte ad un povero, ad un emarginato, ad un peccatore. Una compassione che si nutre della consapevolezza che noi siamo altrettanto peccatori”.