Commento al Vangelo del giorno – 13 Ottobre 2016 – E’ un po’ come nelle notti d’estate

Il Vangelo di oggi: Evangelico: Lc 11,47-54

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi date testimonianza e approvazione alle opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri. Per questo la sapienza di Dio ha detto: Manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno; perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo, dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito». Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo ostilmente e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

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Commento al Vangelo di oggi:

«Guai a voi che vi siete impossessati della chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito» (Lc 11,52). Quando parlava ai dottori della Legge, Gesù si rivolgeva a tutti gli uomini, che spesso si sentono «signori » della verità, «maestri» di verità. I santi cristiani, sapendo che uno solo è il Maestro (cf Mt 23,8), ci insegnano: «Quando uno dei più piccoli impara, io imparo! » (sant’Agostino).

Non mi piace sentire Gesù ripetere: “Guai a voi…Guai a voi”. Sono parole che mi mettono in discussione, mi obbligano a riflettere su me stessa, mi chiedono di cambiare. E se queste parole “pesano” per me, figuriamoci a coloro a cui esse erano rivolte: farisei, scribi e dottori della Legge. Difatti, poi l’hanno giudicato, condannato e crocifisso. In fondo, come loro preferisco non mettermi in gioco o, se posso scegliere, scelgo quello che scrive san Paolo nella lettera agli Efesini, che oggi è collegata al vangelo: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra”. Questi modi di esprimersi sono due prospettive diverse, ma complementari. Gesù non è venuto per caso, ma si è incarnato nella storia per farsi uno di noi ed elevarci a sé. Un po’ come quando nelle notti d’estate ammiriamo le stelle, il pensiero quasi di riflesso si rivolge a chi una volta era accanto a noi e ora sta accanto a Dio, e senti che quel cielo ci unisce, ci è già di casa, è già in noi.