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Commento al Vangelo del giorno – 14 Maggio – Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri

Il Vangelo di oggi: Gv 15,9-17

AccoglienzaIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Commento al Vangelo del giorno:

Le parole «pasquali» in questi capitoli di Giovanni, pensiamole come una trascrizione delle parole di Gesù prima della sua ascensione alla destra del Padre. Gesù non si è distaccato da noi, ma «è sempre vivo per intercedere a nostro favore» (cf Eb 7,25). Egli «che ha dato la vita per i propri amici» ci ha insegnato ad amare tutta l’umanità, nessuno escluso, nemmeno i peccatori, perché Lui ci ha amato «mentre eravamo ancora peccatori» (Rm 5,6).

“Se un uomo e una donna sono davvero marito e moglie, dice un proverbio cinese, allora è dolce anche essere mendicanti”. In altre parole, se ci si ama, si può essere felici anche nelle circostanze più difficili, perché chi ama non ha paura di dare e ricevere amore e chi ama sa che senza l’amore dell’altro non trova completezza. E san Paolo, nel bellissimo inno all’amore, afferma: “Chi ama è paziente, non si adira, non invidia, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto scusa, tutto crede, non perde mai la speranza, tutto sopporta”. Ci vuole quindi impegno nell’amore, che non è soltanto un sogno romantico, una poesia dolce, un viaggio che non conosce ritorno. L’amore è molto di più e in Gesù trova il suo culmine. L’amore è dono di sé, pura gratuità, perenne perdita. Narra San Francesco di Sales: “Uno dei più celebri musicisti del mondo, che suonava a perfezione il liuto, diventò in breve così gravemente sordo fino a perdere completamente l’udito; tuttavia continuò a cantare e a maneggiare con meravigliosa delicatezza il suo liuto. Ma non potendo provare alcun piacere nel suo canto e nel suo suono, perché, privo dell’udito, non ne sentiva la dolcezza e la bellezza, cantava e suonava unicamente per contentare un principe, a cui aveva sommo desiderio di piacere, poiché gli era obbligatissimo, essendo stato allevato in casa sua fin dalla giovinezza. Perciò aveva un’indicibile gioia di piacergli, e quando il principe gli dava segno di gradire il suo canto, era fuori di sé dalla contentezza”. L’amore è il fiore più sublime della creazione e il suo profumo è “rendere felice l’altro”.