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Commento al Vangelo del giorno – 14 Settembre – Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo.

Il Vangelo di oggi: Gv 3,13-17

mose serpente desertoIn quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Commento al Vangelo del giorno:

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto». È l’amore del Padre per gli uomini che ha condotto Gesù sulla croce. Gesù dona Dio a coloro che sembrano abbandonati da Dio. Gesù dopo aver vinto il principe di questo mondo, apre di nuovo le porte del giardino paradiso e sulla croce diventa il re dell’universo. Proprio quando è immobilizzato sulla croce Gesù instaura il regno della gloria. «Vincitore, perché vittima» scriveva sant’Agostino.

Al centro la croce più grande, quella che santifica tutte le altre croci, quella del Cristo. La vita dell’uomo è segnata dall’ombra del patibolo, dall’orrendo strumento dove venivano appesi i reprobi, i senza diritto, gli schiavi, coloro che osavano alzare leggermente il capo contro il pugno ferreo del potere romano. Gesù vince la morte, l’odio, l’inimicizia proprio dalla croce che diventa così strumento di salvezza per tutta l’umanità. Sottolinea Gabriele di S. M. Maddalena: «Chi non si arrende a Cristo crocifisso e non crede in lui, non può ottenere la salvezza ». Il primo gesto che La Chiesa traccia sul neonato e l’ultimo con cui conforta e benedice il moribondo è il santo segno della croce. Quando il sole sorge e gli occhi si aprono a un nuovo giorno il cristiano inizia la sua preghiera con il segno della Santa Croce; quando le ombre scendono tra gli alberi del bosco o tra i palazzi della città, il cristiano conclude la sua giornata sempre con il segno della Croce. Mia mamma, me lo ricordo perfettamente, tracciava il segno della croce sul letto prima di coricarsi per il meritato riposo. Non si tratta di un gesto simbolico, ma di una grande realtà.
croceChi nega la croce occulta la verità, inganna l’uomo, narcotizza la realtà. Il mistero della sofferenza ci accompagna ogni giorno, è la dura crosta che dobbiamo masticare in questo pellegrinaggio terreno. Negli spasimi del parto veniamo alla luce, nel rantolo dell’agonia porgiamo l’ultimo saluto al sole che declina nel tramonto della vita. La sofferenza bussa spesso alla nostra porta: quando ci ammaliamo, quando un amore viene tradito, quando la morte ci strappa una persona cara. Se Cristo non fosse salito sulla croce, santificando l’umano soffrire, insegnandoci come si ama, saremmo dei maledetti, dei disperati, dei miserabili senza futuro e senza patria. Sulla nodosa croce dove pende il Creatore di tutte le cose si accende una nuova luce, una nuova certezza: la certezza della risurrezione e di una patria senza confini perché eterna.