Commento al Vangelo del giorno – 15 Febbraio – sul trono della sua gloria!

il Vangelo di oggi: Mc 25, 31-46

povertaIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. […]

Commento al Vangelo di oggi:

Convertici a te, o Padre, nostra felicità e nostra salvezza, perché, formati alla scuola del tuo Figlio Gesù, tua sapienza perfetta ed eterna, possiamo vivere con te per sempre. Donaci di vedere il tuo Figlio Gesù in quanti hanno bisogno, perché possano ricevere da noi il tuo stesso aiuto. Fa’ che nel rendere loro il nostro servizio, possiamo restare a te uniti e manifestarti la nostra gratitudine per tutti i tuoi benefici.

Un’affermazione di Albert Einstein dice: “Cento volte al giorno ricordo a me stesso che la mia vita interiore e esteriore sono basate sulle fatiche di altri uomini, vivi e morti, e che io devo sforzarmi al massimo per dare nella stessa misura in cui ho ricevuto”. Questi uomini, “vivi o morti”, sono ritratti nei giusti del vangelo con il loro stupore. C’è stupore, infatti, quando i giusti si sentono dire: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. C’è stupore anche nella loro domanda: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. I giusti hanno gli occhi aperti sul mondo, attenti come tanti padri e madri dalle mani callose e dal cuore generoso, aperto a tutti, senza distinzione tra chi è di casa e chi viene da un paese lontano. Sono così allenati a fare il bene che non fanno distinzione tra Gesù, il re, e i poveri che incontrano ad ogni angolo del mondo. E fanno del loro amore un segno di festa. Angelo Casati in merito scrive: “Dio è nel segno della festa, la festa di tutti, quando ci si abbandona, ci si lascia andare, quando si è sbilanciati, come in una danza…Dio non è nella rigidità, Dio non è nel trattenersi, Dio non è nel chiudersi. È nello sbilanciarsi, che è lo sbilanciarsi dell’amore. Se non ti sbilanci, non è amore”. Verissimo.