Commento al Vangelo del giorno: 15 Gennaio 2018 – Una piccola stella

Il Vangelo di oggi: Mc 2,18-22

digiuno e astinenzaOra i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano? ». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno. Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi».

Contemplo:

La parola di Dio è viva
La parola di Dio, che è definita «viva ed efficace» (Eb 4,12), si è fatta carne, è venuta ad abitare in mezzo a noi, è il Signore Gesù, Verbo di Dio e vero sposo dell’umanità. La Chiesa e ogni fedele, membro del suo corpo, è come una Sposa «fidanzata» a Cristo Signore, per formare con lui un solo Spirito. Per questo seguiamo il Signore là dove ci vuole condurre, in piena docilità alla sua volontà.

Commento al Vangelo del giorno:

Nel brano evangelico di oggi Gesù ci presenta l’immagine dello sposo. Attraverso questa icona ci vuole insegnare tante cose, ci vuole svelare i segreti arcani depositati nel cuore del Padre. Come lo sposo la Divinità si unisce, in Gesù, all’umanità. Per sempre! Come? Ascoltate queste belle parole del patriarca Atenegora: “L’eucaristia protegge il mondo, e già, segretamente, lo illumina. L’uomo vi ritrova la sua filiazione perduta, attinge la propria vita in quella del Cristo, l’amico fedele che spartisce con lui il pane della necessità e il vino della festività. E il pane è il suo corpo, e il vino è il suo sangue; e in questa unità più niente ci separa da niente e da nessuno. Che cosa può esservi di più grande?” (Patriarca Atenagora I, cit. in Dialoghi con Atenagora, intervista di O. Clément, Torino 1972, 337).
Ancora: contempliamo il presepe. In questo mistero Dio s è unito per sempre alla nostra fragilità, alla nostra povertà. Così rimane perennemente con noi, sempre lo possiamo incontrare. Quando un povero bussa è Dio che bussa; quando visitiamo un ammalato ci apprestiamo a render visita a Dio; quando vestiamo chi è privo del necessario, quando diamo da mangiare ad un affamato o da bere ad un assetato in realtà diamo un briciolo di noi stessi al Signore che passa, che viene a visitarci. Ecco perché l’unico olocausto, l’unico digiuno gradito al Signore è la virtù della carità. Tutto passa, tranne la Carità.
Lo sposo è anche sinonimo di fedeltà. L’uomo tradisce, Dio non può tradire, tradirebbe se stesso. “Noi possiamo tradire l’amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici; anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche quando lo neghiamo, davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore.” (don Primo Mazzolari). Vorrei terminare questa riflessione sull’immagine di Gesù sposo dell’umanità proponendovi un passo del profeta Isaia: ” “Nessuno ti chiamerà più Abbandonata né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio Compiacimento e la tua terra Sposata, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo Architetto; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te” (Is 62,4-5).