Commento al Vangelo del giorno – 15 Settembre – Donna, ecco tuo figlio!

Il Vangelo di oggi: Gv 19, 25-27

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

donna ecco tuo figlio

Commento al Vangelo del giorno:

Scrive S. Basilio il Grande: «Simeone chiama “spada” la Parola di Dio che è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio, perché penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, mette alla prova e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore (cf Eb 4,12). Questo significa che, dopo lo scandalo derivato dalla Croce di Cristo, il Signore ha fatto seguire un pronto rimedio sia per Maria che per i discepoli, confermando il loro cuore nella fede in Lui».

La Mamma di Gesù, che oggi ricordiamo col titolo di Beata Vergine Maria Addolorata, ci ricorda che il cuore umano, per essere vero e autentico, deve essere segnato dalla sofferenza. La sofferenza non è un castigo di Dio, come spesso si è creduto, ma fa parte dell’esperienza umana, del limite che ci accompagna fin dal concepimento. Questa breve meditazione di don Giovanni Antognoli ci può aiutare a comprendere meglio il senso e il significato del Cuore Addolorato di Maria.
“Nel boschi delle mie montagne, ci sono dei sentieri strani che i boscaioli chiamano sentieri della legna. Non hanno niente a che vedere con le solite strade costruite per gli uomini e per le bestie, ma essi risultano dal continuo passaggio della legna ridotta a fasci o a tronchi. Ecco perché li chiamano i sentieri della legna. Son proprio i rami e i tronchi che li formano e li mantengono meglio di quello che gli uomini mantengano le strade fatte per loro. Su questi sentieri rintracci brandelli di corteccia, qualche pezzo di ramo, che accompagnano il difficile cammino della legna. Trovo molto simile a questi sentieri quella strada che in ognuno di noi il dolore costruisce e sulla quale passa la nostra vita. Ogni via è personale, perché determinata dalla quantità di sofferenza che è passata e dall’incisione che ha prodotto. Una leggenda sarda parla di un bambino che non vuol riconoscere la mamma che è andata a farsi bella, bevendo l’acqua di una fontana che ringiovanisce. Spaventata, questa mamma è costretta a ridiventar brutta per essere riconosciuta da suo figlio. I segni del dolore sono i veri segni di riconoscimento della persona umana e col tentativo di cancellarli facciamo torto alla sua dignità. I solchi lasciati dai tronchi, che continuano a passare, sembrano le rughe del viso, con la differenza che sui primi non si semina, mentre sulle seconde si semina e si miete”.