Commento al Vangelo del giorno: 16 Dicembre 2017 – Il figlio dell’uomo dovrà soffrire

Il Vangelo di oggi: Mt 17,10-13

sofferenzaAllora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.

Contemplo:

Pastore buono, ascoltaci
Signore, tu sei il Pastore buono che ci guidi ai pascoli di vita eterna. Noi siamo tuoi, ma tante volte ci volgiamo alle cose di questo mondo sperando da esse la nostra salvezza. Talvolta veniamo colti dalla stanchezza e dallo sconforto, poiché il cammino è lungo e difficile. Aiutaci ogni giorno, Pastore buono, accoglici nel gregge benedetto dei tuoi eletti.

Commento al Vangelo del giorno:

Ritorna, durante l’Avvento, questa preghiera della Chiesa: il Natale vinca le tenebre del male e ci renda figli della luce nel mondo. Questo è dono di grazia ed è insieme impegno nostro, serio e assiduo. Il profeta Elìa è simile al fuoco: la sua parola è bruciante. Noi la riascoltiamo in questo tempo liturgico, soprattutto nella voce rude ed esigente del nuovo Elìa, Giovanni Battista. Questa parola ci fa vivere, ma a condizione di accoglierla. Il Battista è, dunque, il nuovo Elìa, ma Gesù constata con amarezza che non è stato ascoltato, anzi, è stato rifiutato. Giovanni ha così anticipato la sorte di Gesù stesso, destinato a soffrire.
Gesù dice chiaramente ai suoi discepoli qual’è l’errore commesso dai suoi contemporanei. Essi, come al solito, aspettavano una manifestazione straordinaria di Dio che, attraverso il ritorno del profeta Elìa, avrebbe ristabilito le sorti del popolo d’Israele. Non avevano capito che in realtà Dio aveva inviato Giovanni il Battista per chiamare a conversione, portando a compimento le prerogative del ministero profetico di Elìa. Anche noi, spesso facciamo così: chiediamo a Dio segni e interventi straordinari nella nostra vita e non ci accorgiamo che egli già da tempo ci rivolge la sua parola richiamandoci alla conversione. Perché non proviamo a cercare, nella nostra vita, le parole che Dio già ci rivolge da tempo, invece di aspettare eventi straordinari che, invece, ci potrebbero portare fuori strada?