Commento al Vangelo del giorno – 18 Aprile – La tua Parola è la grande porta.

 

untitledBrano Evangelico: Gv 10, 1-10

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

 

1412267992[1]Meditazione di don Luciano Vitton Mea

La porta è un elemento architettonico assolutamente necessario: immaginate una casa bellissima, un grande palazzo o un enorme castello ma senza ingressi: a cosa può servire? Sarebbe inabitabile, meglio, inaccessibile. Potrebbe contenere i capolavori più meravigliosi della storia umana ma rimarrebbero sconosciuti, avvolti nell’oblio del tempo che tutto cancella. Per l’ovile, cioè per il luogo che doveva proteggere il gregge durante la notte, essa aveva un ruolo fondamentale: la sua resistenza e la sua solidità assicurava la sopravvivenza di tutte le pecore durante la notte, nell’eventualità di un attacco dei lupi e dei ladri. Nel brano evangelico Gesù si presenta come la porta dell’ovile, colui attraverso il quale entriamo nel mistero stesso di Dio. La sua Parola è la grande porta che ci permette di varcare la soglia della misericordia del Padre; è Lui il grande e unico pastore che dona alle sue pecore la vita in tutta la sua pienezza e abbondanza. L’umanità di Cristo sulla croce si è spezzata per noi, è diventata porta che nella luce della risurrezione ci introduce oltre la morte, nell’aurora di un giorno che non conosce tramonto.

“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”.

Afferma Gregorio di Nissa: “Gesù non è solo porta ma anche pascolo per il gregge che gli è stato affidato. Afferma: Il buon pastore si fa erba del pascolo, per chi si fa sua pecora. La Chiesa, perciò, per prima cosa t’insegna che devi farti pecora del buon pastore e lasciarti guidare dalla catechesi verso i pascoli e le sorgenti dell’insegnamento, per essere sepolto con lui mediante il battesimo nella sua morte, e senza aver paura d’una tale morte. Perché non si tratta di morte, bensì di «ombra della morte», di un’immagine […]”.

Se seguiamo altra pastori, certamente moriremo, ma se seguiamo la voce di Gesù possiamo stare tranquilli, perché egli vuole solo il nostro bene e la nostra felicità eterna.

 

Preghiera:

Signore Gesù, i doni che ci vengono della tua risurrezione sono così abbondanti che non possiamo in nessun modo privatizzarli. Di vita, di gioia, di pace, di speranza ce n’è per tutti ed è di tutti. Non lasciare mai che il nostro cuore sia vinto dall’ingordigia spirituale di tenere tutto per noi… sarebbe un vero suicidio dell’anima perché ucciderebbe l’amore che abbiamo imparato ai piedi della tua croce. Alleluia!