Commento al Vangelo del giorno: 19 Agosto 2018 – Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Parola del Signore

 

Lettura

Come il corpo ha bisogno di alimento per non perire, così lo spirito umano ha bisogno di un alimento spirituale. Così la Sa­pienza, che è una personificazione di Dio, invita gli uomini ad un banchetto per “andare dritti per la via dell’intelligenza”. Anche san Paolo ci esorta a diventare saggi, a sentire l’ebbrez­za non del vino ma dello Spirito Santo. Infine, nel Vangelo Gesù non solo ci invita al banchetto della saggezza o all’ebbrezza dello Spirito, ma ci dà se stesso come alimento, sotto il segno del pane e del vino. Se il nostro spirito è affamato, cerchiamo il vero ali­mento lì dove si può trovare: nella Parola di Dio, nella liturgia eucaristica.

Meditazione

L’essere umano, essendo aperto all’infinito, ha sempre fame di qualcosa di più. Ha fame di cultura, ma questa non lo soddisfa pienamente. Ha fame di benessere, ma anche il benessere lo la­scia insoddisfatto. Ha fame di calore umano e di amicizia, ma perfino questo risulta insufficiente al suo “cuore inquieto” (san t’Agostino). Tutte le cose di questo mondo sono finite, e non possono quindi riempire il cuore umano che è fatto a misura dell’Infinito. La liturgia di questa domenica ci offre una chiave con cui aprire la porta della piena soddisfazione al nostro cuore. Questa chiave è la Sapienza di Dio, che ci viene comunicata me­diante la sua Parola nella Bibbia. Ma la Parola di Dio, in un momento della storia, si è fatta carne, ha ricevuto un nome: Gesù. E Gesù ci ha dato se stesso nell’Eucaristia sotto le specie del pane e del vino. Essendo Gesù la Parola eterna di Dio in carne umana, offrendo se stesso ci rende partecipi della sua vita eterna: “Chi mangia il mio corpo vivrà in eterno”. San Paolo ha avuto delle bellissime esperienze in mezzo alle comunità cri­stiane da lui fondate. Nella celebrazione della Cena del Signo­re ha potuto verificare “l’ebbrezza dello Spirito” che agiva po­tente nei membri della comunità, mentre “cantavano e inneggiavano al Signore con il loro cuore, rendendo continua­mente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro”. La Parola di Dio e l’Eucaristia siano il nostro pane quo­tidiano durante la giornata; lasciamoci spingere dalla potenza inebriante dello Spirito Santo che agisce dentro di noi e ci rende partecipi della vera Sapienza.

Preghiera: “Dacci, o Signore, il nostro pane quotidiano”. Dacci il pane per alimentare il nostro corpo. Dacci il pane della tua Parola, “che sia luce per i nostri passi” durante la giornata. Dacci il pane del tuo corpo e del tuo sangue, che sazi la nostra fame di Dio e di eternità. Signore, abbi pietà di noi.