Commento al Vangelo del giorno – 2 Novembre 2016 – Per donare a tutti la vita

Il Vangelo di oggi: Gv 6,37-40

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Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Commento al Vangelo di oggi:

La Commemorazione di tutti i fedeli defunti è una celebrazione della «liturgia pasquale» e come tale ci fa partecipare al mistero della risurrezione di Gesù e a quello della nostra risurrezione. Cristo Gesù ha attraversato con noi e per noi la porta della morte, che è la nostra realtà più specifica, ma ha vinto la morte, frutto del peccato, e irradia su di noi la sua realtà, la vita eterna con Dio: «Il momento presente non è paragonabile alla gloria futura» (Rm 8,18).

Quante tragedie nella storia umana! Spesso ci si sente falliti e sembra che tutto debba terminare con la morte. Per il cristiano, però, c’è un “oltre” ed è la Risurrezione di Cristo. Lo dice chiaramente il vangelo: “E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno”. In un suo bel commento, Padre Gianfranco Scarpitta ce lo mette in luce: “…affidarsi alla sua Parola e rinnovare la nostra adesione a Lui tutti i giorni ci porta a riscoprire la verità di Dio che sulla croce ha consegnato se stesso per il riscatto dell’umanità pagando con sangue umano i peccati e le miserie dell’uomo, che è morto alla pari di tutti noi per affrontare egli medesimo la realtà del trapasso che noi tutti tendiamo a schivare ma che dopo tre giorni è risuscitato nel suo corpo glorioso per donare a tutti la vita. Come afferma Paolo, Cristo risuscitato non muore più, la morte non ha più potere su di lui e coloro che a lui si affidano sono destinati alla stessa eredità di vita senza fine, di vita eterna. Accostandosi al sepolcro dell’amico Lazzaro defunto ormai da quattro giorni, Gesù lo riporta alla luce nonostante il miasma cadaverico, le bende e il sudario, ma non prima di aver pianto con Marta per condividere con lei la realtà legittima del dolore umano che coglie tutti alla sprovvista in ogni circostanza luttuosa, ma soprattutto non prima di aver qualificato se stesso come “la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà”.