Commento al Vangelo del giorno: 20 Agosto 2019 – Nella prosperità l’uomo non comprende.

Martedì 20 agosto 2019
Gdc 6, 11-24a; Sal 84
Vangelo secondo Matteo (19, 23-30)

Preghiera Iniziale

Ascoltate questo, popoli tutti,
porgete l’orecchio, voi tutti abitanti del mondo,
voi, gente del popolo e nobili,
ricchi e poveri insieme.
La mia bocca dice cose sapienti,
il mio cuore medita con discernimento.
Non temere se un uomo arricchisce,
se aumenta la gloria della sua casa.
Quando muore, infatti, con sé non porta nulla
né scende con lui la sua gloria.
Anche se da vivo benediceva se stesso:
«Si congratuleranno, perché ti è andata bene»,
andrà con la generazione dei suoi padri,
che non vedranno mai più la luce.
Nella prosperità l’uomo non comprende,
è simile alle bestie che muoiono.
(Salmo 49)

Ascolta – Vangelo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

 

Medita la Parola

Per accedere al regno di Dio occorre essere agili, snelli, liberi. Le ricchezze non sono in sé un male: lo diventano se accrescono a dismisura la nostra stazza, il nostro orgoglio, la nostra auto­sufficienza. Ci rendono ingombranti, incapaci di passare per la porta del regno.

Il Signore chiede la libertà, l’audacia di la­sciare ciò che appesantisce il passo, di trasfor­mare le relazioni affettive nel suo nome. La promessa di Gesù dilata il cuore, l’esistenza, le possibilità: per i suoi discepoli è assicurato oggi il centuplo e domani la vita eterna. Perché tut­to è possibile a Dio.

Gli ultimi di questo mondo, gli uomini agi­li e liberi, saranno i primi a vedere faccia a fac­cia il volto di Dio.

 

Contemplo

«Misericordia io voglio, non sacrifici». Lo avevi già detto attraverso la voce del profeta. Lo avevi ri­cordato a tutti quelli che si illudevano di poter ca­muffarti la realtà con le loro liturgie pompose, con le loro offerte consistenti, con il sangue degli ani­mali offerti in tuo onore. No, tu vuoi, innanzitutto, misericordia. Vuoi un cuore buono che tratta gli altri non da avversari, ma da fratelli. Chiedi un cuore disposto ad avere com­passione di tutti, anche di quelli che hanno sbaglia­to, anche di quelli che ci hanno colpito, anche di quelli che ci hanno ferito con le loro azioni e le lo­ro parole. Domandi un cuore disposto a perdonare oggi e domani, a pazientare anche quando la misu­ra è colma.

Dio dei misericordiosi, insegnaci ad amare come te.