Commento al Vangelo del giorno – 20 Aprile 2017 – Sono proprio io

Il Vangelo di oggi: Lc 24,36-48

pace a voiMentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.

Commento al Vangelo del giorno:

Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel nostro cuore? (Lc 24,38).
Non c’è nulla di strano: dubitare, restare sconvolti davanti a certe realtà è umano, è normale. Credere è camminare nel buio della notte… La fede ha sempre a che fare con la notte. Se tutto fosse certo e luminoso, di cosa, di chi e perché dovremmo fidarci? Ma come per noi è naturale il dubbio, così per Dio è «naturale» lasciarsi raggiungere da colui che cerca. Dio tende le mani e rende concreto il suo amore: a noi toccarlo!

Quando Gesù si fa vicino ai suoi discepoli per aiutarli e salvarli, a volte viene preso per un fantasma. Così gli successe quando camminò sulle acque del lago e andò incontro agli apostoli che erano su una barca sballottata dalla tempesta; e gli succede adesso che si fa presente tra i suoi, mostrando il suo corpo di risuscitato, per corroborarli nella fede. Sia sul lago che nel cenacolo abbiamo la medesima reazione: «È un fantasma». Ci vuole tutta la pazienza di Gesù, Maestro buono, per dissolvere queste paure, assicurando i suoi discepoli che è proprio lui che si fa loro vicino nei momenti di difficoltà. E noi, come avremmo reagito in circostanze analoghe? Ad esempio, se tu stai su una barca che fa acqua da tutte le parti e da lontano vedi un uomo camminare sul mare, che cosa ti viene da pensare? O se tu avessi assistito all’atroce Passione con cui è stato eliminato Cristo e poi, tre giorni dopo, te lo vedi vicino in carne ed ossa, come reagiresti? Non ci vuole troppa umiltà per riconoscere che noi non siamo migliori di Pietro e dei suoi compagni; e che anche noi, presi alla sprovvista, invece del Salvatore misericordioso potremo pensare di avere accanto un suo fantasma. Eppure egli ci ha assicurato che «sarebbe rimasto con noi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Gesù non ci lascia soli, soprattutto nei momenti bui. Siamo noi che dobbiamo affinare la nostra capacità di percepire la sua presenza. Facciamolo sostando un po’ più frequentemente davanti al Tabernacolo, dove, per fede, sappiamo che Gesù è presente in modo “reale”. Crediamolo «presente nella sua parola, giacché è il Signore che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura». Crediamolo presente quando, in chiesa o in famiglia, preghiamo insieme, perché lui ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, sono io, in mezzo a loro» (Mt 18,20).