Commento al Vangelo del giorno: 20 Aprile 2018 – Chiedetelo ad una madre

Il Vangelo di oggi: Gv 6,52-59

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio ell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

Contemplo:

Piccoli e poveri
Per un credente, piccoli e poveri sono categorie che fanno parte del disegno di Dio, del mistero rivelato. Si comprende chi siano per una luce che viene dall’alto, che non è di questo mondo, anche se dà un risalto fortissimo a tanti aspetti dell’esistenza umana, individuale e sociale. Piccoli e poveri sono quelli che contano di meno, che non hanno voce in capitolo e che non si trovano in cattedra. E’ la condizione straordinaria in cui possiamo riflettere sull’esperienza dei nostri limiti, della nostra fragilità, della precarietà di tutto quello che siamo e che abbiamo, di tutto ciò che sembra assurdo e inaccettabile , come la morte.

Commento al Vangelo del giorno:

Poiché la mia carne è un vero cibo e il mio sangue una vera bevanda. Gli uomini cercano nel cibo e nelle bevande di che calmare la loro fame e la loro sete, ma questi effetti non possono essere dati pienamente altro che da quel cibo che rende, chi ne mangia, immortale e incorruttibile, cioè lo introduce in quella società dei santi dove troverà la pace e l’unione piena e perfetta. (Sant’Agostino)
Medita:
Come può quest’uomo darci la sua carne da mangiare? Che dice? Eppure… chiedetelo a una madre con un figlio neonato. Chiedetelo a lei e vi dirà se a volte non le sembra di venire mangiata, brano a brano. Se il suo donarsi, volontario e necessario, non è un donarsi pezzo dopo pezzo: tempo, energie, attenzione, mente e cuore. Non è tutto molto fisico? E al tempo stesso molto spirituale? Non è forse tutto comprensibile? Non possiamo fare a meno di Gesù, e del suo corpo e del suo sangue. Non possiamo non nutrirci di lui come neonati, moriremmo. Lui ci è necessario, e la sua parola, che ci insegna a parlare, e il suo amore, che ci insegna a camminare e a rapportarci, a leggere il mondo. Come una madre Cristo ci nutre di se stesso e noi, come Francesco, abbiamo sulle labbra la dolcezza del suo nome.