Commento al Vangelo del giorno – 20 Febbraio – Amerai il tuo prossimo

Il Vangelo di oggi: Mt 5, 43-48

amerai il prossimoIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Commento al Vangelo di oggi:

«Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,43). Signore Gesù, tu ci chiedi qualcosa di veramente difficile per le nostre povere forze, ma apri i nostri cuori alla tua grazia, e sostienici con il tuo amore, allora potremo davvero amare e perdonare il nostro prossimo, accogliendolo come tu ci hai insegnato a fare.

Perché devo amare sempre e comunque? Perché questo bene deve andare oltre gli umani limiti, fino ad accettare quelli che mi hanno fatto del male, coloro che il Vangelo di oggi chiama “nemici”? Non ho mai capito fino in fondo questo “estremo”, questa legge evangelica che mi rende debole e “stupido” agli occhi degli uomini. Alcuni giorni fa ho trovato alcuni appunti relativi ad un corso di esercizi che risalgono agli anni di teologia. Avevo appuntato una citazione tratta da “le Meditationes” di Guigo I, priore certosino (1083 circa – 1137): «l’essere privato di una bellezza o di una perfezione naturale non è ugualmente dannoso ad ogni cosa. Infatti se la rosa cessasse di avere il suo colore naturale o il giglio di profumare, il danno sarebbe piccolo per me, che pur amo queste sensazioni; ma per essi, ossia per la rosa e per il giglio, sarebbe molto più terribile, perché privati della loro propria e naturale bellezza». L’amore, come la bellezza, non può perdere il proprio colore, la fragranza del suo profumo, la freschezza di una giovinezza che va oltre i limiti del tempo e delle stagioni. Se un fiore si altera e appassisce perde tutte le sue prerogative; così l’amore: se non abbraccia tutti gli uomini, anche coloro che ci hanno offeso o fatto del male, perde il suo pregio, la propria virtù. E l’amore, quando perde di qualità, si altera, subisce una metamorfosi e si trasforma nella propria antitesi: cattiveria, rancore, odio. La perfezione di cui parla Gesù nel Vangelo non può essere corrosa dai torti subiti, da quelle naturali antipatie che avvertiamo nei confronti “di chi non la pensa come noi”, dalle invidie o dai rancori che si accavallano, come onde spinte dal turbine, dentro di noi. “Beati i miti perché erediteranno la terra… ; beato l’uomo che «fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti ».