Commento al Vangelo del giorno – 20 Marzo – Il Signore ne ha bisogno

Il Vangelo di oggi: Lc 19,28-40

DomenicaDellePalmeGli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

Commento al Vangelo di oggi:

«Benedetto colui che viene nel nome del Signore, è il Re d’Israele » (Mt 21,9). Con le palme, invocazioni e canti accogliamo Gesù che entra in Gerusalemme e va incontro al mistero pasquale. Con la sua croce ci unisce a sé, accetta sino in fondo il nostro destino di fragili creature per aprirci all’amore eterno del Padre. Con la sua obbedienza filiale ci mostra la via che porta da questo mondo al regno dei cieli.

“Il racconto della passione, morte e risurrezione di Gesù è il nucleo più antico dei Vangeli. Costituisce il primo elemento che i discepoli hanno ricordato: è il nucleo della testimonianza sul Signore. A poco a poco si sono aggiunti i fatti e i detti di Gesù e il racconto dell’infanzia. Tutto ciò che è successivo acquista senso alla luce del dono della vita del maestro e all’azione del Padre che mediante la risurrezione lo ha reso vittorioso sulla morte.” (Gustavo Gutiérrez)
Le celebrazioni della Settimana Santa, dove rivivremo il mistero di un Dio che dona se stesso per la sua creatura, si aprono con l’ingresso trionfale di Gesù nella città santa; non è un condottiero il Messia tanto atteso, non veste gli abiti suntuosi di un re vittorioso. Cavalca un umile asinello e veste una tunica “cucita grido festante dei bambini, degli umili, di coloro che non contano agli occhi degli uomini ma sono preziosi presso Dio. Gli ultimi sono il suo popolo, coloro che lo accolgono con le palme tra le mani e stendono i mantelli al suo passaggio; ma ci sono anche sguardi ostili tra la folla, gente che trama, che lo vogliono eliminare perché Colui che cavalca un puledro sta sgretolando i muri di separazione, una fede che non si lascia interrogare dalla novità di un Dio fatto uomo. Le grida giubilanti del fanciullo di sempre e gli sguardi austeri degli scribi e dei farisei abitano anche dentro di me, agitano il mio cuore, scuotono questa misera vita. In me, in noi, sono depositati il sudario e gli oli aromatici per onorare il corpo del Signore; ma ci sono anche le mani sporche che hanno contato i trenta denari, l’eco di una voce, che unita a quella della turba, grida “crucifige”. Io sono tutto questo, l’uomo, se è onesto, è questo “chiaroscuro” di innocenza e di meschinità, di arcana fanciullezza e di “pilatesca” vigliaccheria. La Settimana Santa, per me, è semplicemente un bimbo con dei rami d’ulivo tra le dita e un povero paltoniere arruolato tra la ciurmaglia che si reca nell’orto degli ulivi per arrestare il figlio dell’uomo, per “mettere le mani addosso” al Figlio di Dio. Mistero di vicinanza da un lato e di estrema lontananza dall’altro. Una cosa sola conta, in fondo, esserci nella mia e nella Sua “ora”, essere appeso alla mia povera croce da ladrone vicino alla Sua Croce che salva e redime. “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.