Commento al Vangelo del giorno – 20 Ottobre – Beati quei servi

Il Vangelo di oggi: Lc 12,35-38

beati quei serviIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

Commento al Vangelo di oggi:

Gesù parla della vigilanza per esortare i discepoli ad una fedeltà «sveglia», non addormentata, ma operosa, nell’attesa del suo ritorno glorioso. L’invito a essere pronti con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese ricorda la tenuta di viaggio degli Ebrei per la Pasqua. Quando il cristiano celebra l’Eucaristia, sa che «chi non vuole lavorare neppure mangi», infatti non vive «una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione, ma non si stanca di fare il bene»

L’ultima luce del borgo si è spenta. Il buio penetra tra gli usci chiusi, il sonno vela le ultime palpebre. Tutto tace. Solo il vento fa sentire la sua voce e il latrare di un cane lontano lacera il silenzio delle case. Tra le mie mani il tuo Vangelo, il brano di Luca che mi invita a vegliare. «Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese». Ecco Signore la mia vocazione, la missione di chi porta il tuo nome. Nella notte del mondo, nel silenzio delle coscienze, essere svegli, bagliore che illumina, voce che desta. Il cristiano deve essere anima critica, voce di uno che grida nel deserto. Dionieto nella sua lettera ci ricorda questo misteriosa presenza. “Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell’odio. A dirla in breve, come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani”. Con la cintura ai fianchi, la lucerna accesa. Il cristiano è l’anima del mondo, lievito che fermenta la pasta. La notte tutto copre ma i figli della luce vegliano.