Commento al Vangelo del giorno – 21 Aprile – chi accoglie colui che io manderò, accoglie me

Il Vangelo di oggi: Gv 13, 16-20

accoglienzaDopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Commento al Vangelo del giorno:

Signore Gesù, ci hai insegnato che il tuo Regno è come un banchetto nuziale, una festa di nozze, nella casa del Padre. Aiutaci a non essere inoperosi e senza amore, nell’attesa di ogni giorno, per la preparazione della festa. Tieni acceso in noi l’olio del tuo amore, che ci riscalda e ci illumina il cammino. Amen.

Quando un uomo sente avvicinarsi la “sua ora”, quella del grande distacco, si fa portare della carta e detta le sue ultime volontà. Il testamento è il suggello e la sintesi di tutta la vita di un uomo. Da quello scritto si capisce di “che pasta è fatto”, la grandezza o la piccineria del suo cuore. Anche Gesù, giunta lasua ora, ci lascia il suo testamento. Non si fa portare della carta ma un catino e una brocca d’acqua. Lavando i piedi ai suoi poveri apostoli Gesù detta il suo testamento e la sua volontà: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica».
Tutte le volte che ascolto questo brano evangelico e rivivo interiormente la lavanda dei piedi mi commuovo profondamente perché penso a tutte le volte che il Signore mi ha lavato e mi lava i miei piedi. Me li lava tutte le volte che entro in un confessionale o quando ramingo me ne vado su sentieri scoscesi lontano dalla sua presenza e dal suo sguardo; me li lava quando piagato dalle pustole del peccato giaccio sul ciglio di una strada o tra i rovi del mio egoismo. Me li lava per darmi l’esempio, per dirmi, con un gesto di pietà di cingermi anch’io il grembiule e di inginocchiarmi ai piedi macilenti dei miei fratelli. La perfezione evangelica non consiste nell’osservanza rigorosa e minuzioso di piccoli o grandi dettami ma nella capacità di abbassarsi di prendere un catino e una brocca d’acqua e di lavare i piedi di chi incanto. Non importa se è buono o cattivo, se lo merita oppure no: tutti hanno diritto a un gesto di pietà, a uno scroscio d’acqua, ad un asciugatoio profumato di lavanda. La lavanda dei piedi è la sintesi di ogni beatitudine, la chiave che apre ogni porta: quelle di quaggiù e quella della vita eterna.